Lo sguardo del viaggiatore

Lo sguardo del viaggiatore d'inverno

Oggi mi ritrovo

sul far della sera,

con le mani vuote

e le unghie spezzate.

Ho lavorato, lo sai,

(io non so stare ferma)

ma mai in proporzione

dell’immensa stanchezza

che mi urge da dentro.

E allora i pensieri

diventano neri,

stonando, ma tanto,

con la dolcezza dell’ora.

Estremo languore,

che, in altri tempi,

sarebbe stato

preludio all’amore.

Ehi, mi è amara la vita,

in buona sostanza,

per questo tremendo

non sentirmi adeguata,

come quei poveri soldati

della Grande Armata,

nella campagna di Russia,

(se avessi dei dubbi,

sono contro la guerra)

che non avevano scarpe

per camminare.

Logoro il tempo,

scarpe senza suole,

logoro il cappotto,

e la pelle di sotto,

logoro tutto,

viene meno anche

lo sguardo curioso

del viaggiatore.

Inverno al mare

inverno-al-mare

Portami ancora laggiù

a dimenticarmi di me

in riva al mare.

Questa nebbia invernale

e l’amaro respiro dell’onda,

cancellando la forma,

mi faranno sparire,

niente qui resta

sulla rena sconvolta

dalla pietà delirante

del freddo maestrale.

Cammineremo le orme

dei passi passati,

calpestando ricordi,

senza poter ricordare,

compianti soltanto

dal grido dei gabbiani,

sotto il cappotto portando

la nudità del cuore stanco…

La città della solitudine

cappotto in città

Lo so io quanto pesa sulle spalle

questo cappotto che mi trascina via

prendendo vento dalla mia tristezza,

perpetuo inverno della vita mia.

La sola cosa che so fare adesso

è camminare silente in afasia.

La strada è lunga e molto solitaria,

a quanto pare il sole è artificiale,

solo grappoli di luci senza festa

e silenzi dell’anima e del cuore,

neve del tempo, ricordi, nostalgia…

Anthurium nano

anturium nano e cielo

Come un fiore farfalla

avrei voluto un tempo

volare. Lieve la mente

e la voglia di andare,

strappare il mio stelo

sanguinar conseguenze,

senza mai temere,

rossa di ali inventate,

cielo che m’appartiene,

che poi sarebbe vento

per la portanza alare.

Ma stamattina, ormai,

io mi sento più vecchia,

come un’arpia civetta

che non ha mai volato

e grigia polverosa

di un sonno malato

e ho tanto di quel freddo

in ogni parte addosso

che brucerei nel fuoco

adesso, col cappotto

e quel che indosso sotto.

 

Guardando l’Aristide Bruant di Toulouse Lautrec

Richard

 

Tracciati in nero i tratti  acuti del disegno

un progetto di uomo, un ghigno nel vento,

il pesante cappotto, il cappello, la sciarpa

il suo nome stampato a chiarirne il destino

e l’arte o il mestiere per gridarne la fama.

Non è molto, ma basta per inchiodare un’anima

su uno steccato giallo che scherma la notte.

O come vorrei possederti io

così profondamente fino a farti un ritratto,

non in virtù dell’arte, ma solo per amore!

Il cappotto

 

Il cappotto

Oggi non indosserò

la primavera,

proprio

non me la sento.

Il cielo urla

parole di ghiaccio

e lega l’anima

con fili di brina.

Un cappotto pesante

è quello che metto,

dalle tasche bucate

ho perduto i ricordi,

la lana dei giorni,

le tarme del tempo…