La cheffe

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Sto creando una mousse

vernale anticipata

primavera destrutturata

un po’ di sole e petali di rosa

odor di fieno e stalla afosa

connubi d’amore

e note del canto alto

di un asino pazzo al pozzo

che raglia alla luna rossa

e argento rotto di onde di mare,

tutto tritato da spalmare

sul pane di sorgo nero

di questo inverno spettrale.

 

Storia di un lavandino rotto

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Condizioni non brillanti

e eventi contingenti

sono la stoppa intorno

a un tubo un po’ rotto,

il mio vizio di raccontare

anche quando non posso.

Così parlo di meno, ancor meno

io canto, mantengo soltanto

quel niente di flusso

che è un po’ il mio respiro,

mi vive ed io vivo…

Tutto qui. Questo è quanto.

 

Amore sul tetto

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Terrazza al quarto piano,

sciorina le sue ali nel vento

un enorme gabbiano

su un tetto poco lontano

sciogliendo in cielo

un roco canto lento.

Poi vola via contento

dopo l’accoppiamento.

La femmina, sorpresa, resta,

nella prima sera pare mesta.

 

2 Novembre

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Oggi lo sento nell’aria

questo novembre di ossa,

fradicio triste colloso,

striscia sui tetti di pioggia.

Cadaveri vani di canto

sfogano i mesti gabbiani

rincorsi dal rude maestrale,

traditori immondi del mare.

Quanto lontana è l’estate!

Quasi non provo rimpianto.

Sai, mi succede ogni giorno

di non volere più niente

indietro dall’avido tempo.

Intanto sbiadiscono in cielo

le ultime stelle al mattino,

io sono svegli dall’alba

e con i miei morti in ritardo

mi giro la casa in silenzio

spazzando i fasti di ieri

con questa coperta di lana

che mi riscalda le spalle,

strappata ad un letto di sogni

che ormai chissà dove vanno.

Di te quel che amo (rondeau infinito)

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due per le stelle

Quel tuo stancarti

*quando mi baci troppo

e ti manca il respiro

per l’ emozione.

Quello sguardo di bimbo

e il tuo canto

quando sei contento

e le dita sottili

delle tua mano

che stringe la mia,

ben più tozza.

La tua pelle tesa

e setosa, di te amo

ogni cosa: Quando

sei in cerca di sonno

e mi appoggi

la testa sul petto

e ti addormenti

e diventi pesante

e mi schiacci

e ti sveglio

e ti mando via

e tu te ne vai,

poi ritorni.

Amo che torni

e mi baci e ti stanchi.

Amo…

…quel tuo stancarti… (riprendi da *)

 

Canto notturno della Berta maggiore

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berta-maggiore

Pover Berta solitaria!

Ho urlato e pianto

spiccando selci dalle pietre

sporcando mare e litorale

col mio strano canto,

un po’ vagito in culla

un po’ roco rimpianto,

ah quanto forte, quanto vano!

Sola sulla scogliera

col destino accanto

e davvero nessuno

a sostenere il mio volo

come un benefico vento

a gonfiare le piume…

Mi rifugerò questa notte

fra le aguzze braccia

di silenti rocce,

caritatevoli orecchie

del tempo che non ode,

ma scava e frantuma

queste miserie umane.

 

 

Sputi di sirene

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sirena-con-pesci-tropicali

Sputi di sirene

in mezzo al mare,

questa l’amarezza,

oggi del cuore…

Sporco di rabbia

questo temporale,

né la pioggia perdona

di lacrime il cielo

l’azzurro non c’è

e non può ritornare.

Sono una creatura

molto bella e canto

molto bene

per chi mi sa ascoltare,

ma lacererò di grida

come le sirene

chi mi fa del male.

Equinozio del 20 marzo 2016 ore 5 e 30

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nanna

Vorrei parlare di te

quando dormi

e lo farò stamattina

presto, adesso,

quando l’equinozio

di questa primavera

e la rorida aurora

cospargono di rosa

e terra e cielo.

Tu dormi beatamente

con ostinazione d’infante

in totale abbandono

all’estasi  del sogno

e se non è una qualità

questa di te, che io canto

e addirittura adoro,

almeno è una piccola cosa

che crea la tenerezza

e ricopre l’amore nostro

di petali di pesco.

Ansia anticipatoria

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corona di spine

Un giorno morirà l’ispirazione.

Una brutte cicatrice nera

fasciata di pudore

e la gran voglia di guarire

girata intorno al collo,

un irto tatuaggio di dolore.

Questo resterà della mia voce:

laringectomia del canto,

poi un silenzio atroce.

Inginocchiatoio

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chiesa blu firmata

Credi che mi sia facile

avere un dio distante

che non mi garantisce

né eterno né perdono?

Rinuncio al movimento

dei riti di preghiera,

la schiena sempre dritta,

mi manca solo il canto

e di sentirmi buona

come credevo un tempo…