Casa nuova

Il mio univrso con Marte e Giove

Manca un mese lunare

al compimento dell’anno.

Molta pace qui in casa,

piccolo paradiso interrotto

solo dalle campane

che da un po’ detesto

e c’è ombra e c’è fresco.

La sanità mentale pare

a portata di mano

e la sera con il cielo

decorato stellato

spenzolato sopra i tetti

e Marte e Giove, l’universo

sembra così vicino…

Quindi sto bene e mi contento

del mio trasferimento,

non ho rimpianti

(un fatto molto strano)

se non fosse che faccio

sempre troppi conti

e concludo che mi manca

di poter fermare il tempo.

Il vicolo

Vicolo S

Io odio certe strade

dove scorre il passato

nei canali del tempo

e il vento col suo fiato

che mi sussurra dentro

momento  per momento

tutto  ciò che è stato.

Odio i miei giorni tristi

e i passi strascicati

odio i momenti belli

perché non torneranno

odio  l’indifferenza

sopra di me del cielo

e tutte le sue trame.

Perfino il mio cammino

e quando doverlo fare,

tutto fu già tracciato

scandito dai rintocchi

di inutili campane,

pietre scagliate addosso

e non poter scappare…

 

Tango di strada

violinista mancino fumetto

Almeno ci fosse in casa

un po’ di vino buono,

onesta trasfusione

di umore più giocondo,

rimedio naturale

di questa mia attitudine

al panico serale…

È come se il giorno spento

mi si portasse via,

col cuore sminuzzato

ed ogni sogno infranto.

Io odio le campane

ed il silenzio intorno,

ora che annotta presto

la gente si rintana,

non parla più giù in strada,

molesta compagnia

da molti non richiesta,

per me un’analgesia.

Per tanti giorni c’era

un violinista cane

che mi suonava male

un tango da balera,

stonato e sempre uguale,

lo stesso ad ogni sera

e io ridevo dentro,

sognando di danzare,

poi non è più tornato.

Quanto dovrò aspettare?

Ballatetta per il mio paese

guido-in-cornice

Perch’i’ no spero di sfuggir giammai

ballatetta, a Toscana,

soddisfa la mia brama:

canta nei versi almeno

di quel bel luogo ameno

che mi nutriv’il core.

Tu canterai singulti di ruscelli

vividi guizzi e gracidii di rane,

e trilli mattinali degl’uccelli

passi leggeri, tocchi di campane

e scampanii di mandrie più lontane.

Ché tu non giunga odiosa

giova codesta chiosa:

giammai mi fu sgradito,

sul tosco mar, il sito

dell’esuli mie ore.

Io spero, ballatetta, che la sorte

non computi la vita che mi tocca

dagli anni già vissuti, né alla morte

mi consegni anzitempo, né alla bocca

cavi ‘l respir e al cor la speme sciocca

di tornare sui prati

un tempo calpestati

nei giochi di fanciulla

che danza e si trastulla

ignara del dolore.

Deh, ballatetta mia, a la tua pietade

affido il sogno mio di ritornare,

viva, io spero, o di fuggir dall’Ade

e al mio paese con l’anima restare,

teco eterni versi ‘n laud’  intonare.

Quando tu, Iride alata,

infin colà arrivata,

la permission chiederai,

grato asil’ otterrai,

umil pegno d’onore.

Tu, voce de’ miei versi deboletta

sfuggita al mio nostalgico rimpianto

parla di me, mia fida ballatetta,

fa che si’ amata e possa menar vanto

colei che luce diè all’ameno canto,

un’umile pastora

che a sera la dimora

dopo travaglio e duolo,

cammino su erto suolo

accoglie con amore.

 

 

Il cuore coperto di stracci

barbone-con-gabbiano-fumetto

Ridendo e scherzando,

è arrivata la miseria,

è arrivata brindando,

bevendo e mangiando,

cantando e ballando,

è arrivato giocando

e noi non ci accorgemmo

che stava giungendo

e così ci ha trapassato

le liete bianche carni

con aghi di ghiaccio

senza la cruna

e stiamo congelando

e ce ne andiamo in giro

imbambolati zombies,

blu per il gelo dentro,

senza tentar nemmeno

di tendere la mano,

coi tozzi mezzi guanti

(stolti come siamo

la speme non vien meno.)

Non ti accarezzo, sai,

mi dolgono i geloni

e tu non mi baciare,

mi attaccherai la tosse,

ma conta l’intenzione.

Penso che sia domenica,

lo so dalle campane ,

non posso farci niente

se già da qualche tempo

mi pare così assurdo

chiamarla ancora festa.