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La qualità dell’aria

By Poesia One Comment

Non comprare al mio paese

una casa per investire quattrini.

Sei e sarai un profanatore d’aria,

solo noi possediamo i nostri respiri

e l’aria ce li conserva. Lei ci aspetta,

dal fondovalle, alle cime, al cimitero

e quando torniamo ce li rende in dono.

Tu moriresti asfissiato. Io l’annuso in sogno.

C’è l’aria di fricc e di tomino fresca,

l’aria di latte appena munto che scende

in un gorgo bianco azzurro dal bidone

al catino in latteria e poi, sul cuore,

il sorso mio di crema, dosatore e pentolino,

tramontando il sole sull’odore di stalla

di un bambino, che tornerà in cascina

con i soldini in tasca, le gambe in corsa

e sui capelli qualche vecchio bacio

della mamma, che si sente ancora.

Dio, come vorrei quel sole basso della piazza

e dire: “Ancora, ancora, ancora!”

Sarà veleno per te il fieno delle corse

dietro ai declivi delle vecchie scuole,

smorzando degli zoccoli il rumore

di una pazza metamorfosi d’equino

e genziane e ranuncoli a seccare,

gocciolando la fontana bruna

un mormorio muschioso per educazione,

perché la troppa gioia fa rumore.

Ma non ti accoglierà, quell’aria lì,

non ti appartiene, non puoi farci niente,

perché non è gratis e non si può comprare.

 

La cucina di zia Paolina

By Poesia No Comments

Ardeva calmo il fuoco nel camino,

nemmeno un alito di vento

a contrastarne l’ascensione

nell’ovatta azzurrata della sera.

La campana rintoccava

per spezzarmi il cuore,

perduta com’ero nel pensiero

di tutti quei giorni divorati

dal passare del tempo,

quando, in quella cucina,

lavavo il mio bambino

e quando, ancora prima,

nella stanza con la porta scura

ed il suo legno occhiuto

che chissà cosa vedeva,

mi confondevo con l’uomo mio

nei fioriti prati dell’amore

e tutto, intorno, spariva

e quando, prima ancora,

piccola bambina,

parlavo con chi il mio cuore

cerca ancora

e par non rassegnarsi

al cimitero. L’unico luogo dove

la troverei ancora.

 

Persa in un sogno

By Poesia 5 Comments

Intrappolata fra le tue forti braccia

giaccio supina

senza poter dormire,

persa in un sogno

che sa di castagnaccio

e fili di lana bianca

fra i miei capelli mossi.

Ho i fianchi larghi,

la pelle tesa e secca,

sono una donna finalmente,

forse m’è nato un gatto,

un cane, o un tiepido pulcino

mentre mi ride dentro forte

la storia di un bambino.

E l’impiantito dei sogni

mi scorre sotto i piedi

così gentile, denso e lento…

 

Compleanno

By Poesia 8 Comments

Che un figlio compia quarant’anni

sembra impossibile a una madre,

che si vede ancora intenta ad allattare.

Gli sorride quando passa a salutarla

e si stringe nelle spalle un po’ incurvate

per non sentire tutta la sua fretta

e la sua necessità di andare.

Gli legge gli occhi belli e troppo stanchi

e lo vorrebbe solo consolare

per tutte le promesse che gli ha fatto

quando lo teneva in braccio

per farlo addormentare,

e che la vita non volle mantenere.

E non gli annusa il collo,

come quando era bambino,

mentre si chiede dentro il cuore

se riconoscerebbe ancora al buio

quel suo grande cucciolo sbarbato

profumato, cortese ed elegante

che le illumina la casa quando arriva

e quando se ne va le lascia la speranza

di vederlo ancora ritornare.

 

 

Trasloco

By Poesia No Comments

esco

Sapendo di andar via,

guardo le due stradelle

che mi erano prigione

e in fondo vedo il mare,

un carcere anche lui,

fatto per trattenere…

Cerco di immaginare,

mi sforzo di provare

l’amara nostalgia

che io dovrei provare.

Come per certi lutti,

adesso come adesso,

non me ne importa niente

di tutti questi giorni

che presto svaniranno,

del vento della sera,

così sapido e algale,

come di un moribondo

che un po’ mi ha fatto male.

Ma poi verrà redento

per esser trapassato

tutto questo mio tempo

che all’ultimo io ho odiato?

Lo so, da sotto il letto,

quell’ultimo mattino,

mi sbucherà un pensiero,

ancora un po’ bambino,

mi prenderà per mano

per farmi ricordare,

ecco, sarà il suo dono,

come quel cofanetto

che avevo in sgabuzzino

e piangerò per tutto

il bello assieme al brutto,

la neve e, sotto, il grano

e la preziosità vigliacca

di ciò che, bene o male,

mai più potrà tornare.

Primula da bar

By Senza categoria 4 Comments

primula da bar

Io non sono naturale,
perché mi diverto a creare.
Vanità del trucco sul mio viso,
maschera d’impertinenza
per non svelare nuda
la mia anima di bambino
totalmente indifesa.
Come la primula del bar
che è sempre primavera
che è sempre mattino.

Prima notte di nozze, tanti anni fa, in un paese che esiste, ma non dico (dalle “poesie molto popolari”)

By Poesia 21 Comments

sposi d'inverno

Questa notte farà freddo,

me lo dice il cielo

di cristallo nero.

Lo vedi come tremano

le stelle? Rientriamo.

La nostra vecchia casa

è tutto ciò che abbiamo

col solario grande esagerato

buono solo per l’estate,

ma affacciato sull’inverno,

adesso.

Poi c’è la camera nuziale

dietro la porta spessa in legno

con la culla pronta

accanto al nostro letto

e ha già il buon materasso

di foglie  di castagno.

Tu sei bella, grande e sana

e un giorno, spero presto,

avremo un bel bambino.

E noi staremo lì a vegliarlo,

la finestra col suo occhio

guarda il vicolo stretto.

Tanto tempo fa un angelo

ci è passato attraverso

ed era stato un ragazzino,

portato via dal vento pazzo

marzolino che gli rubò il respiro

e non ci fu nessuna cura

per farlo ritornare.

Tremi? Vuoi che dormiamo

in cucina? Ma la stufa è spenta

ormai da un pezzo. E la porta

dà sull’orto, assediato dalla brina.

Aveva ragione zia Paolina:

“Sposate a Primavera, non adesso.”

E sono stato solo io a volerlo,

asino che sono per amore,

e tu ora tremi…

 

 

 

 

 

 

Equinozio d’autunno, all’alba

By Poesia 3 Comments

equinozio d'autunno firmato

Quando tu dormi

come un bambino

la mia insonnia ti veglia,

e come una madre

ti accarezza le mani.

È già autunno, per noi,

e la notte da domani

si ingoierà  a morsi

i nostri piccoli giorni

fino a farli sparire

nel buio intestino.

Sarà per questo

inevitabile equinozio

che sento di amarti

immensamente di più

nel grigio mattino.

Il vento

By Poesia One Comment

aereo e montagna

Nella testa pesante

un rumore di aerei

sarà il vento che parla

o la voglia di andare…

Per sottrarmi al destino

per il pianto che sento

dalla sera al mattino

… Non doverlo ascoltare!

Non esiste paese

con confini più sordi

di quanto urli il dolore

sono piccole gocce

del tuo pianto bambino

o quei fiumi impetuosi

della guerra e del male.

E rimango, scavata

come un petto senile,

sono solo una madre,

ma non posso cantare.