Iris nero

iris-in-dissoluzione

Certe giornate

le avvolgerei proprio

in carta di giornale

prima di buttarle via

nel centro di raccolta

universale,

là dove spezzate

si sfanno le vite,

accumulate rovine

trovano infine

la fine. Io non vorrei

ammorbare l’aria

troppo con le mie.

Ansia da amore,

putredine di viole

e laceranti grida

giallo itterizia

del dolore. Di sera,

l’iris nero solitario

della mia paura,

anche lui a marcire.

In grani di sterile sale

un’usura infinita

della gola. Arsura.

Apollo stanco (mitologia inventata)

 

 

Ippogrifo tre

Trascinando il suo carro

impolverato di sole

Apollo stanco

al chiuso lo ripone.

Striglia Eòo, Eto,

Flegonte e Piròo

ed ogni sera li guarisce

con l’acqua dall’arsura

con le mani dalle ustioni

alle povere ali.

Poi la biada…

Non sa se questa

vita eterna sia beata

non sa se a oriente

tornerà per liberare

il sole ancora domani…

Sete

rosazzafonteuno

Quando vengo da te

col cuore assetato

e la gola riarsa

dal deserto dei giorni,

quando la voce manca

per raccontare,

quando un bicchiere

d’acqua fresca

sarebbe abbastanza

per ricominciare,

quando una mano gentile

che sfiora la fronte

mi farebbe guarire,

da oggi lo so,

tu non sei la mia fonte.