Non sono i sogni di adesso

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casa antica a como

Qua in strada piove da molto.

Mi gusto l’inverno da fuori

a immaginare il Natale

stretto nel riquadro di luce

delle finestre incantate

per sospirare in silenzio…

Il calpestio sulla neve degli anni,

la ghirlanda volante dei sogni.

Non sono i sogni di adesso,

è tutta una vita che scorre,

i sorrisi miei di bambina,

mio padre, mia madre,

l’amore,

il ritorno degli angeli.

Ritratto fotografico di Amelia Kuch

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Amelia Kunz_

Com’era fiera e bella,

nella sua foto del ’99

Amelia Kuch, la mia bisnonna.

Altera, ha aspettato in soffitta, come tanti,

che tornasse il suo attimo di gloria.

Ora splende in un album, qualcosa per lei

almeno ho fatto. E l’ho presentata a mio figlio,

“ecco la tua trisavola” questo gli ho detto.

 

 

La radio accesa (situazione)

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urlo silvia firmato

… Ti lascio la radio accesa

così non resti sola…

Queste le tue parole,

la soluzione spiccia

per il freddo nel cuore.

Poi chiudi la porta

e io spengo tutto,

scendo nel vuoto

e mi metto a gridare.

Nota: Per illustrare questa mia atmosfera interiore, ho indegnamente operato il fotomontaggio di un volto femminile distorto sul  celebre, splendido quadro “L’urlo” di Edvard Munch.

Anubi

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Anubidue

Quando l’universo

avrà finito il tempo

e il dio ritornerà perfetto

rientrando in se stesso

mi fonderò con te

come non hai provato,

fuoco nel fuoco

fuori, intorno e dentro

e il nulla avrà un suo senso

dopo.

Dall’ortopedico (sceneggiatura breve)

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uomo in nero

 

SCENA PRIMA: Interno. La sala d’aspetto di un ambulatorio medico.

 Si apre la porta di uno degli studi e si affaccia l’ortopedico.

 Musica ambient, lieve brusio di voci.

 ORTOPEDICO

 Avanti il prossimo.

 SCENA SECONDA: L’uomo in nero si alza. Di alta statura, ha

 i capelli castano ramati che gli scendono sulle spalle, un

 cappotto lungo quasi fino ai piedi. Sul pavimento a scacchi

 bianchi e neri spiccano i suoi stivali, lucidi, dalla forma

 rigida, sollevati sulla punta come se fossero vuoti.

Rumore di passi pesanti.

 SCENA TERZA: Interno. Lo studio di un ortopedico.

 ORTOPEDICO

 La prego, si sieda. Mi può ripetere il suo nome e dirmi quanti anni ha?

 UOMO IN NERO

 (Sedendosi) Mi chiamo Sammael Dugonics. Noi nomadi non conosciamo

 con precisione la nostra data di nascita.

 ORTOPEDICO

 (sollevando lo sguardo per osservarlo meglio)

 Direi che se scrivo trenta, non sbaglio di molto. Domicilio?

 UOMO IN NERO

Non ho fissa dimora. Attualmente risiedo al Grand Hotel Palace.

 ORTOPEDICO

 Mi dica pure: qual è il suo problema?

 UOMO IN NERO

 Voglio sapere se c’è un rimedio per la deformità dei miei piedi…

 ORTOPEDICO

 (Annusa l’aria infilandosi con espressione perplessa i guanti)

 Si accomodi di là, sul lettino… Lei, per caso, soffre di eczema?

 UOMO IN NERO

 Non ne ho mai sofferto. Che cosa glie lo fa credere?

 ORTOPEDICO

 Sento un forte odore di lozioni medicamentose… allo zolfo.

 UOMO IN NERO

 (Sorride sardonico avviandosi verso il paravento)

 Shampooing anti forfora, dottore. Ai capelli ci tengo.

 SCENA TERZA: Interno, parte dello studio, dietro al paravento.

 L’uomo in nero, seduto sul lettino, si sfila un solo stivale

 e si tira su la gamba di un pantalone. L’ortopedico fatica molto a

 dissimulare lo stupore mentre osserva una zampa pelosa, che

 termina col piede caprino, a zoccolo fesso.

 UOMO IN NERO

 Allora, dottore, adesso ha capito?

 ORTOPEDICO

 (Con voce malferma.) In questi casi la chirurgia sarebbe troppo

 invasiva…  si dovrebbe amputare. Un arto, caro signore, per quanto

 deforme, ci serve meglio di una bellissima protesi. Potremmo

 studiare un presidio ortopedico permanente, ancorato… allo zocc…

 ancorato al supporto corneo!

UOMO IN NERO

(Deluso, stizzito) Quanto la fa lunga dottore! Io sono Satana,

 Belzebù, il diavolo, il Maligno, come preferisce, e sono qui per

 proporle un patto.