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Gigantografia gennaiuola (tautogramma in G)

By Poesia No Comments

Giovane Gennaio

Giocoso

Ghirigori Graffiitava

Globosi Gocciolii

Gelando Gentilmente.

Ghiaccioli Gemitanti,

Gelidi Germogli

Galavernici

Gemevano, Garrivano,

Gagnolavano.

Guerreschi Grifoni,

Garguglie Grottesche

Guarnivano

Gotiche Guglie.

Grandine Gessosa

Gemmava Giardinetto,

Ghiaccio Glassava

Genuflessi Gelsomini,

Gufi Grigi

Giganteggiavano…

 

Ho affidato al sensibile pennello dell’acquerellista Riccardo Scarpellini l’illustrazione di un momento invernale del mio passato.

 

Tu su pianeti lontani

By Poesia No Comments

Con gocce di te

non si riempie una tazza,

figurarsi una vita!

Le parole versate

con parsimonia senile,

un fondo di bottiglia

di ratafià. Grido nel vuoto

che spazia fra noi,

soltanto silenzio,

come è giusto che sia.

Colori che vedo?

Un grigio di nebbia,

satelliti, eroi

E una via lattea

distesa fra noi.

 

A un amico ritrovato per caso il 6 gennaio

By Poesia No Comments

 

La mia Epifania

di luci da strada

suggendo l’amaro

di ciò che finisce

la corsa degli ultimi

sul selciato bagnato

rinnovando la festa

fino all’ultimo sorso

cercando un regalo

o un amico sparito

e pochi angeli e fiori

in festoni sfiniti…

 

Castità dell’alba

By Poesia 2 Comments

Come Susanna e i vecchioni,

vorrei dell’alba

spiare i rossori

che dietro una nuvola casta

le infiorano il seno

e il respiro.

Ma solo guardarla,

lo giuro!

Perché macchiare

il mio giorno

col sangue versato

del sole?

La vergine bella

sia eterna!

Così profumato l’inizio,

così putrescente il finire…

 

Viaggio d’inverno al mare

By Poesia No Comments

Ossa vessate,

povera calcina in disamore.

Fondi di bicchiere vuoto

come verde, scuro mare

e tuffarmi ad occhi chiusi

dentro il freddo disperato

del ricordo di un amore,

correndo intanto, grigio,

come una strada provinciale,

il nonsenso dell’andare,

mentre tutto, al gusto,

pare amaro e sa di sale.

 

Passeggiata solstiziale del 22 dicembre a mezzogiorno

By Poesia No Comments

La mia ombra è contenta,

nella sua oscurità si diletta…

Assai ansiosa di uscire,

come un cane mi tira,

me la immagino solo,

perché in casa sta nuda

e parlare, non parla.

Ce ne andremo sul mare,

le darò la sua gioia,

se la merita, in fondo,

lei che è sempre con me.

Aspetterò il mezzogiorno

quando il sole allo Zenit,

il magnifico astro,

in crescente tripudio,

la empirà di carezze

e traendola a sé,

come sposo impaziente,

svelerà nella gloria,

la sua cupa beltà.

E sarà sempre più lunga

di ogni altro suo istante

come mai prima è stata

tutto l’anno che fu.

Durerà molto poco,

una cosa fra noi,

struscerò forte i piedi,

è la nostra carezza…

E poi torneremo

col segreto nel cuore,

un rituale inventato,

ma importante per noi,

nel solstizio d’inverno,

il mio corpo sottile,

il mio corpo di carne,

e l’abbraccio di Ra.

 

 

Natività nullificata

By Poesia No Comments

Nella notte nichilista

Navigano nembi neri.

Niente neve,

Nessuna nenia,

Nove nottambuli

Nella nebbia

Nuotano…

Nutrono

Nocivi nettari

Neonato nudissimo.

Nascosto nella nicchia

Nonsenso nidifica…

Nequizie nebulizzate

Necrotizzano natività.

 

Ore sette di campane e balene

By Poesia 4 Comments

Lo senti dove suonano le campane?

Dentro al ventre

di una balena grigia.

Con suggestione e rispetto.

Prima fan vibrare i fanoni,

poi sempre più in fondo

rotolando lungamente.

Fino alla coda. Umidori.

Satura è l’aria

di nebbia sonora.

La balena si immerge.

 

Condivisione

By Poesia 7 Comments

Qualcosa di tremendo

sta succedendo ora

verso i radi confini

dell’universo.

Lo so. Lo sento.

Mi capita a volte

di avere turbamenti

come se i miei sensori

spazio temporali,

in dolce sintonia

col tutto cui appartengo,

quasi feriti a morte

dal male in controtempo,

apparissero nel corpo

vibrando apertamente.

Dolore sulla pelle,

in ogni grossa arteria,

il ventre mio violato

da un parto di dolore

e minimo sudore

in perle congelato…

Respiro mio affannato

e voglia di fuggire

mentre in un breve istante

qualcuno adesso muore.

 

Tramonto classico

By Poesia No Comments

Nessuna tragedia

nel cielo stasera,

né rosso, né nubi

orlate di nero.

Fetonte è schiantato,

ma senza un lamento,

ancor preso nel cuore

dal folle suo andare,

così ebbro di eterno,

d’infinito, di onore…

Soltanto vedresti

le vesti stracciate

delle Eliadi tristi,

le rosee vestigia

del loro dolore

e lacrime azzurre

e dei pioppi il tremore…