I tre giorni di libeccio che vinsero la mia resilienza

libeccio

Dicono che quando il tempo

passa da una stagione all’altra

chi di solito soffre il vivere a vita

senta ancora più forte il gravame

della sua lunga condanna a morte.

Io non so se sono malata, ma il vento,

quello lungo dei tre giorni di tormento,

che porta in grembo il mutamento,

mi scaglia l’anima sui cornicioni

e la sfida ad affacciarsi, poveretta,

alla profondità degli orizzonti.

Intanto fa fuggire dalla stia dorata

un’implume voglia di vittoria armata

e mi lascia vuota sola disperata.

Sul limitare estremo del tramonto

fine del tramonto

Guarda com’è finito

anche questo giorno!

Appesa al cielo

con un filo chiaro

soltanto una falena

trafitta dal rimpianto.

E l’ anima si sente

così vuota e vaga

perché non sa

nemmeno lei

cosa le manca.

Forse la tua foto

che promettesti

di mandare presto,

forse le tue parole,

forse solo il tempo

divorato dalle ore

mentre muore il sole…