Taccuino

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Appunti di oggi:

Ritornare al Florian…

Il bello del viaggio,

specialmente a Venezia,

è il rimpianto precoce

che ti serra la gola

e vorresti tornare

prima d’esser partito.

E così, lì seduto,

con quel poco di tosse

per il troppo velluto,

te ne stai inebetito

e respiri la sera,

i lamenti di orchestra,

le canzoni d’amore,

il passare degli anni

e gli incerti ritorni.

L’illustrazione è una mia fotografia, uno scorcio di Venezia, rubato dall’interno dell’Hotel Splendid

Il sogno del mare

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marina

Nel sogno del mare

c’è sempre il tramonto

che confonde lo sguardo

e non sai dove andare.

Ci sono le barche

a filo dell’acqua

e incursioni improvvise

di onde inattese

e il nero del fondo

di un gorgo profondo

si spezza nei guizzi

di bagliori di sole

che sembrano vivi

e li vorresti pescare.

E poi c’è il mio cuore

che approda alle secche

e non può più tornare

e mai che nell’acqua

io mi senta abbracciare…

 

 

Acqua alta (descrizione di un sogno)

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Acqua alta

E poi quella strada strana

tutta coperta d’acqua…

Ho le gambe sommerse

il terrore di cadere

e la pace nel cuore.

Benché aneli la meta

e forse sia attesa

su una soglia di casa

e guidata per strada

dai passi di un uomo

che cammina più avanti

assieme a un bambino,

decido di tornare.

Manca poco al tramonto

e lo splendido cielo

invade i canali colando

il suo oro, il suo rosso

e il sogno d’immenso.

Ritrovare la strada

ora  è l’unico scopo.

Alzo gli occhi al cielo,

sola, vedo l’ultimo sole

e ancora una volta io spero.

A tutti i miei lettori auguro un buon solstizio d’inverno, una serena notte , per quanto lunga sia, e un ottimo inverno! Se vi va di leggere tre righe in proposito, cliccate qui 

Ancora amore

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Boeing777

Atterrato sul mio cuore

pesantemente

come un Boeing

sette sette sette.

Quando arrivammo

alle Maldive, ti ricordi?

Ecco, uguale: molto vento,

quello strappo dentro

e non volere più tornare.

Non c’è posto per i sogni in terza classe

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Saluti da Albenga

Il mio stanco cuore

sembra un treno

su binari sconnessi

di quei lontani tempi

quando prendere

il diretto per Alassio

pareva l’avventura

di una vita piena

e tornare verso sera

in quel lusso di corriera

che fermava sotto casa

come fosse un taxi,

ma il taxi ad Albenga

proprio non c’era…

 

Marmorea

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marmorizzazione aurorale

Marmorizzare il cuore

con impacchi di dolore…

Questa notte quasi bianca

con striature antelucane

di follia, così simili all’alba,

ma più dolorose al tatto

quando palpo l’anima mia…

Non farmelo più, di sparire,

andare, tornare, odiare,

poi dire di amare.

Che creatura vorresti,

uomo mio, al tuo fianco?

Credo un frigido biacco

da poter calpestare,

ma quel tanto che basta

per non farlo morire.

Strisciare, giammai,

quanto al resto, ci siamo:

Tu mi stai congelando,

e sarà molto bello

quando tutto ad un tratto

smetterò di patire…

Sarò statua di marmo,

che non dà, non riceve

ed è pronta a partire.

Luci

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il fiume di notte

Basta

pochissima luna

e le pietre del fiume

brillano al buio,

pallide stelle,

e, come in cielo,

per la carezza

dell’acqua,

tremano piano.

Così non fu per noi,

mio amore lontano,

non c’era

nel grembo nero

dell’ultima notte

nemmeno una luce

per farti tornare,

eppure rimasi,

rimasi per anni,

ferma col cuore

sull’inutile sponda

ad aspettare,

né fu lanterna

la speranza, né faro

il mio pensiero,

né la mia voce

lucciola estiva,

che continuava,

pulsando sul ritmo

del sangue agitato,

il tuo caro nome

a invocare.

Trasloco

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esco

Sapendo di andar via,

guardo le due stradelle

che mi erano prigione

e in fondo vedo il mare,

un carcere anche lui,

fatto per trattenere…

Cerco di immaginare,

mi sforzo di provare

l’amara nostalgia

che io dovrei provare.

Come per certi lutti,

adesso come adesso,

non me ne importa niente

di tutti questi giorni

che presto svaniranno,

del vento della sera,

così sapido e algale,

come di un moribondo

che un po’ mi ha fatto male.

Ma poi verrà redento

per esser trapassato

tutto questo mio tempo

che all’ultimo io ho odiato?

Lo so, da sotto il letto,

quell’ultimo mattino,

mi sbucherà un pensiero,

ancora un po’ bambino,

mi prenderà per mano

per farmi ricordare,

ecco, sarà il suo dono,

come quel cofanetto

che avevo in sgabuzzino

e piangerò per tutto

il bello assieme al brutto,

la neve e, sotto, il grano

e la preziosità vigliacca

di ciò che, bene o male,

mai più potrà tornare.

Simmetricamente

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la-simmetria-del-tempo-universale

Oh come sarebbe bella

la simmetria del tempo

così da poter tornare

e che quello che fu rotto

si potesse aggiustare,

oh come sarebbe bella

la rarefazione

in perfetto equilibrio

con la continuità

della creazione,

così che l’infinito

avesse un senso

e che l’universo

quasi vuoto

e quasi peno

fosse perfettibile

e perfetto insieme!

L’ora oltre

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Tu fosti

Chissà che in quest’ora molto inquieta

tu non venga accanto a me per poco,

il tempo per le labbra di sfiorarsi,

raccontarsi la vita in un sospiro

e poi tornare, ognuno, nel suo mondo

e, quel che è peggio, amore antico,

nel suo tempo, gementi, come larve,

di inutile dolore e di rimpianto.

Tu fosti. Sono ancora e in me ti vivo…