Il cacatua bugiardo

La nave del cacatua

Mentre il vicino di sopra

mi passeggia la mente

e confondo i suoi passi

con quelli morti della zia,

il passato col presente,

e mangio a colazione

biscotti magri di cartone,

bevendo un te indecente

che non contiene niente,

nemmeno un po’ d’oriente,

canta la voce del mattino,

il merlo nero nel giardino,

fischia una melodia stanziale

e io mi sento molto male.

Sono un pirata storpio

e il vecchio cacatua

che grava la mia spalla

con la sua voce chioccia

mi parla come sempre

dei viaggi che faremo

nei mari più lontani

coi soldi del tesoro

che un giorno troveremo.

Lo fa da troppi anni

e mi defeca addosso,

senza nessun decoro.

Nemmeno io lo scaccio,

non ha più dove andare,

lo sa che non gli credo,

ma mente per amore…

L’ora del tè

la rossa

Ancora un giorno

speziato di amaro

avanzi di sole

di sale dal mare

tingono un cielo

che sereno non è.

Nerbi grigi

di rorida bruma

schiocca il vento

a frustare il tramonto.

Geme il ceppo

arso dal tempo

dentro al fuoco

che brucia i miei giorni,

ma, se mi guardi

non vedi che questo:

sono una donna

che beve il suo tè.