Buon anno! (Trilogia)

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Pandemia

Endemicamente fiorisce

questa malinconia dolorosa.

Quasi bella, sboccia come una rosa

da radici di neve e sangue e spine,

dovunque tu voglia,

anche ai margini di una rotatoria.

Ed è contagiosa. Si sparge

con questi sospiri bronchiali,

alveolari, ali di pensieri, e vola

sotto forma di spora. O samara,

leggera come fosse primavera.

Appassisce un anno intero

nella mente, nel cuore.

S’ arrossa la congiuntiva,

essudando rimpianto, paura,

attesa e speranza, forse,

di vita futura migliore

da quel piccolo foro ai lati

dell’occhio caruncolare,

rosa rossa del male.

Le lacrime sono il vettore.

E diventa pandemia questo lutto

cocente da fine imminente

di un anno di vita, la nostra,

condotto assai mediocremente.

Infetti

Noi siamo umorali,

leggermente lebbrosi

e un po’ contagiosi.

Per buoni motivi,

che noi comprendiamo,

parenti ed amici

si mostrano schivi.

Così siamo soli,

ma, pieni d’amore,

a tutti auguriamo:

“Buon anno, brindiamo!”

La rotatoria

Alla rotatoria c’è un posto

dove andremo a mangiare

e, se tu vorrai, resteremo a dormire.

Non è che ti chieda di fare all’amore,

soltanto brindare, mangiare, gioire.

Se poi tutto questo ti farà innamorare,

allora saprò come farti godere.

Sarà il buon inizio di una storia importante,

oppure la fine di un anno normale.

A tutti gli amici che mi seguono un sincero ringraziamento per essermi stati sempre così vicini  e avermi dato con il loro sostegno la voglia e l’entusiasmo necessari per condividere qui pensieri e emozioni. Auguro a loro e a chiunque passi di qui un sereno anno nuovo in cui possano realizzare le proprie speranze, i sogni segreti, le loro aspirazioni.

 

 

Dopo le feste, i vivi

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donnasunero

I gioielli falsi di vetro

che speravano gloria

nel capodanno almeno,

dalle vetrine del tabaccaio

brillano tristi al neon.

Triste l’abete ancora acceso

si sporge da un  balcone,

la casa buia dietro.

Triste s’affaccia il cimitero

che fiorisce di lumini

lungo la strada verso casa,

lì, dove la rotatoria snoda

la nostra lenta attesa,

ma siamo ancora vivi.

Rotatoria

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crashtest

Tu guidi muto

come un manichino

del crash test.

Oscilla la testa

non si sa se dici sì

o dici di no.

La malagevole strada

ci rimanda a secchiate

quel che cade dal cielo.

Perché piove forte,

sordo il tempo all’urlo

dei  tergicristallo

e alla loro usura.

Non c’è la possono fare.

Il cielo è così nero…

Come un branco di lupi

si avventa

a sfiancare d’acqua

il ventre scarno

della collina.

Ah, poter fuggire la noia!

Datemi una rotatoria,

voglio cambiare strada,

vita, tempo, dimensione.