Domenica

sequitur se ipse

Tu, nell’inquieta notte,

sognando di lottare,

agiti le mani in aria

e io te le imprigiono

e penso a Don Chisciotte,

l’eroe dei sognatori.

Poi cerco il sonno invano,

perduta la mia strada

fra giochi di parole

e trucchi  per dormire,

le rime, gli anagrammi,

ogni follia palindroma

e i volti dei miei morti

che vogliono apparire.

Così si fa mattina

e torna il grigio nero

a disegnare il cielo,

un giorno nuvoloso,

malgrado te,  che canti

e vuoi portarmi al mare.

E allora andiamo, amore!

Corriamo la domenica

su strade meno amare

con il perpetuo ansito

dell’asma esistenziale,

un fuoco sotto cenere

che crepita nel cuore:

Qualunque sia la meta,

dobbiamo ritornare.

 

Il giorno è la vigilia della notte (assonanze ossessive)

belli capelli

Mi sento rodere dentro

dal tempo così lento.

Sole, c’è poco vento,

niente va così storto,

eppure mi consumo,

lentezza esasperante,

lumache sulla vita

e il passo delle ore

così senza sapore.

Mi laverò i capelli

e tutte quelle rime

che sento nella mente

esageratamente

saranno forse sciolte

coi nodi dei pensieri.

Chissà se la mia testa

diventerà leggera?

Lasciare la mia insonnia

ai rovi del cuscino

e galleggiare in sogno,

nel cielo un palloncino…