Ho sognato Kokoschka

Silvioschka

E poi l’altra notte

il varco si è aperto…

Il campanello suona,

(quel campanello

che nessuno mai trova)

e spalanco il portone.

Fuori, solo la notte,

una notte che trema

e io già lo sento,

fortemente lo abbraccio,

finché si fa osseo

e poi cinto di carne

ed è corpo fuggiasco.

Lo trattengo a me contro,

attraverso la soglia,

lo porto alla luce,

e nell’atrio di casa

alla fine lo incontro.

“È Kokoschka” io grido

“è Kokoschka il pittore!”

Chiudo un attimo un occhio

e vedo un suo rosso,

basta un poco di rosso

ed è squarcio nel cuore.

Ha portato per cena

solo umili cose:

una borsa di pane

e verdure in stagione.

Gli osservo i capelli,

sagomati nel nero,

la sua faccia allungata,

e lo sguardo, tagliente,

che seziona la massa

di materie agitate

per dipingermi l’anima

come sempre sa fare,

generoso di linfa.

e di mota e di sangue,

impurità inconfessata

del più puro colore…

Metafore verdi o della dolce vita

Aperitivo verde

Un aperitivo virtuoso

analcolico alla frutta

per mettermi al riparo

dal barman spiritoso

che si diverte tanto

a tagliarmi le gambe

senza nemmeno lame.

E mi arriva la cosa

al tavolino. Un’acqua verde,

torbida parecchio,

dal sapore medicale,

ma accattivante

come un tranquillante

in gocce, però in bicchiere.

Due cannucce nere.

Devo proprio bere.

Più in basso, annegato,

ma animato, si muove

uno sgraziato pezzo

di lime molto amaro

che, ad ogni sorso,

diffonde più veleno.

Forte suggo la consolazione

drenando dal fondo

uno spesso strato

di zucchero di canna.

E poi la punizione:

A bevuta finita,

mi ritrovo la lingua ustionata

dal pepe di Cayenna,

ma, se è peperoncino,

me lo dirà l’intestino.

La cameriera sparecchia

che non ho ancora finito

di ritrarre il bicchiere,

manie da pittore

senza saper disegnare…

Poi arrivi tu,

amico mio sincero,

col ciuffo di capelli nero,

gli occhiali da mistero

e il sorriso disarmante.

E smetto di pensare

a quanta simmetria

c’è fra il beverone verde

e questa vita mia.

Basil Hallward

evoluzione del ritratto

Sempre più persone

gli commissionano

un ritratto.

Basil Hallward

è un pittore geniale.

Per dirla tutta

è anche modesto e schivo,

qualità molto rare.

Non vedrete mai esposte

le sue tele perfette,

non nelle dimore lussuose,

non nei musei,

le troverete nelle soffitte.

Non vi siete mai chiesti

cosa ci fanno in giro

tutte queste belle faccette?

Tutti questi rosee putti,

tutti così lontani

dall’essere innocenti?

Tutti questi impuniti ladri

del lavoro altrui,

della speranza, dell’onore,

della felicità del mondo,

dove hanno nascosto

le loro vere facce

da grandissime canaglie?

(Pendagli da forca,

si diceva una volta…)

Peculiarità di un’arte

ancora molto alla moda

saper dissimulare…

Loose watercolor (ritratto)

Acquerellosprint

L’anima intinta

nell’acquerello,

colore sperso,

è il tuo pennello.

Pino marittimo

intirizzito,

sveglio

un po’ presto,

sorpreso dal vento

nel primo mattino.

Ribelle assopito,

randagio stanziale,

legato da solo

al ritmo esistenziale,

sgrani gli occhi,

pittore,

sulla tua palude

interiore, verdastra,

pieno di stupore.

 

Nota: acquerello di Riccardo Scarpellini