Sere azzurre

sere azzurre a Adelboden

Quanto alla felicità,

sembra più grande

quando è un ricordo

e quanto più è lontano,

come le sere azzurrre

a Adelboden,

tiepido il clima,

il fuoco, il vino rosso

e il discreto sbuffo

di un sigaro toscano,

la dolce nebbia

a accarezzare il monte

con dita bianche

di una lunga mano…

…Pensarci adesso,

parevano perfette,

peccato che la gioia

che allora provavamo,

tale la brevità

del tempo a noi concesso,

nasceva sorridendo

poi si svenava piano,

il riso misto al pianto,

nel tenero rimpianto.

Il corsetto

bustier

Ah, miseranda fanciulla

col cuore che sbuzza

dal centro del petto

per tanto che è stretto

il tuo ferreo corsetto!

Forse è l’ora

di far uscire il respiro

per quello che è,

né forte, né piano.

Senza vergogna

per come ne nasce,

dal busto incordato

da pianto e rimpianto,

sorretto soltanto

da stecche di sogno,

volontà di piacere,

bisogno d’amore,

negazione di sé

fino a morire…

Canto notturno della Berta maggiore

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Pover Berta solitaria!

Ho urlato e pianto

spiccando selci dalle pietre

sporcando mare e litorale

col mio strano canto,

un po’ vagito in culla

un po’ roco rimpianto,

ah quanto forte, quanto vano!

Sola sulla scogliera

col destino accanto

e davvero nessuno

a sostenere il mio volo

come un benefico vento

a gonfiare le piume…

Mi rifugerò questa notte

fra le aguzze braccia

di silenti rocce,

caritatevoli orecchie

del tempo che non ode,

ma scava e frantuma

queste miserie umane.

 

 

Halloween (la maschera vera)

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Se dovessi vestirmi

per fare paura,

mi truccherei la faccia

con l’indistinta luce

delle ore della sera

tingendo d’incertezza

le pieghe della bocca

e gli occhi, di paura.

Rovescerei le vesti

in modo che l’esterno

volgesse sull’interno

e il dentro, fuori.

Ho già lavato il manto

muffoso di dolore,

gettarlo sulle spalle

mi donerà il pallore,

il pianto sui miei morti

e tutte quelle ore

passate a disperare

per me, per te, per tutti,

quando ci buttò male.

Cadrà senza rumore

la rabbia dei nemici?

L’invidia dei gelosi

per quello che non ho

si giacerà scornata

dal senso della vita?

O la mia continenza

e la mia grande forza

li manderanno ai matti

perché l’abito vero

mi rende molto onore?

Kochab

Tristestelladietroallesbarre

Come una madonna medievale

chiusa nel manto del dolore,

come una stella prigioniera

in un cielo di algido splendore,

mi libro solitaria e triste,

privata della gloria e dell’onore,

indifferente l’universo tutto

al mio lungo lamento in agonia.

Come un seno di balia denutrita,

il mio sguardo resta asciutto,

le lacrime seccate dall’orrore,

nemmeno il mio pianto testimone.

L’ora di cena

spaghetti e funerale

È l’ora della pastasciutta,

non m’importa di nient’altro,

o così sembra,

perché quando mangio

io non  penso.

Ma prima e dopo e sempre

io questo senso della vita

proprio non lo digerisco.

Tutto questo affanno,

lacrime e cipolle, il pasto,

risa e risotto  e pianto

nello stesso piatto bianco.

Tragica fisicità banale

di un anima mortale,

spaghetti e funerale.