Santa Silvia di domenica a Livorno

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Non so se ancora punirmi

dì chissà quali peccati,

che credo di non aver fatto,

e riordinare i cassetti,

un brutto, ingrato lavoro,

oppure godermi l’accidia,

i miei noiosissimi ozi,

sempre in camicia da notte,

o farmi un tantino di forza,

uscire, scovare “un barrino”

aperto di festa al mattino

e andarmi a bere un caffè.

Auguri di cuore a tutte le SilviaBuon Onomastico

 

2 Novembre

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Oggi lo sento nell’aria

questo novembre di ossa,

fradicio triste colloso,

striscia sui tetti di pioggia.

Cadaveri vani di canto

sfogano i mesti gabbiani

rincorsi dal rude maestrale,

traditori immondi del mare.

Quanto lontana è l’estate!

Quasi non provo rimpianto.

Sai, mi succede ogni giorno

di non volere più niente

indietro dall’avido tempo.

Intanto sbiadiscono in cielo

le ultime stelle al mattino,

io sono svegli dall’alba

e con i miei morti in ritardo

mi giro la casa in silenzio

spazzando i fasti di ieri

con questa coperta di lana

che mi riscalda le spalle,

strappata ad un letto di sogni

che ormai chissà dove vanno.

Guarda, amore, come piove!

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A letto

Io sorpresi le dita dell’alba

a esplorare te e me abbandonati

nel groviglio di sogni e di coperte

che ci è dolce dimora e indugio.

Poi più niente.

Perché il sole in deliquio suicida

si era avvolto in precoce sudario

e i drappi funerei dei nembi

rivestivano i passi del giorno.

Vedovile sgranarsi di ore,

già s’intride di pianto il mattino.

Il vicino di casa

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il vicino di casa

E poi, dopo giorni

veramente duri,

caro vicino,

col piccolo cane

con cui passeggi

la tua solitudine

sui freschi viali

di una città di mare,

il mattino,

caro vicino,

mi arrivi tu,

col tuo sorriso

sempre più disilluso

e, ben informato

su tutti i miei mali,

mi consegni così.,

fra la fretta di strada,

il marciapiede,

e la cristallizzazione

della portiera dell’auto

che già si chiude,

perché me ne vado,

mi consegni così,

col tuo sguardo

disarmante disarmato

annacquato,

la voglia e il motivo

per trovare un sorriso:

“Si vogli bene, mia cara!”

e riguadagni la porta di casa.

Il lago dell’Aurora

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L'Aurora

Mi fa bene saperlo,

mentre mi giro

insonne nel letto,

che a quest’ora

da dietro la collina,

senza far rumore,

s’alzerà il mattino.

Incertezza grigia

dell’assenza sospesa

della notte, delle stelle

e della luce nuova,

questo, per adesso,

è il solo giorno che filtra

dalle vecchie gelosie

brutalmente sconnesse

della vita mia.

Poi, ecco le gialle serpi

di quello che fu il sole

ad allacciarmi i polsi,

a farmi alzare in fretta

in cerca di un caffè.

Ma, se io fossi là,

dove non sono,

in alto, sull’oriente,

sarebbero sorgenti

di fiumi rosa e d’oro

a generare in cielo

il lago dell’Aurora.

Piazza Bornello (La speranza)

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muro di piazza Bornello con bambina

Quando ancora crescevano

la felce e il sempervivum

sul muro dei miei sogni

e il muschio antico,

suonava dei miei passi

nella vecchi piazza

il ritmo cadenzato lento,

misurato sul battito di cuore

e chiara la speranza nel mattino

splendeva più del sole

e sotto ai piedi la sentivo

l’acqua di montagna

incanalata che fuggiva

fino al lavatoio per sgorgare

e il sangue dentro al corpo

era così giovane e contento

che mi pareva di scoppiare

e se mi guardavi in viso

vedevi le mie labbra rosse

in lieve movimento per cantare

una splendida canzone di silenzio.

Il cacatua bugiardo

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La nave del cacatua

Mentre il vicino di sopra

mi passeggia la mente

e confondo i suoi passi

con quelli morti della zia,

il passato col presente,

e mangio a colazione

biscotti magri di cartone,

bevendo un te indecente

che non contiene niente,

nemmeno un po’ d’oriente,

canta la voce del mattino,

il merlo nero nel giardino,

fischia una melodia stanziale

e io mi sento molto male.

Sono un pirata storpio

e il vecchio cacatua

che grava la mia spalla

con la sua voce chioccia

mi parla come sempre

dei viaggi che faremo

nei mari più lontani

coi soldi del tesoro

che un giorno troveremo.

Lo fa da troppi anni

e mi defeca addosso,

senza nessun decoro.

Nemmeno io lo scaccio,

non ha più dove andare,

lo sa che non gli credo,

ma mente per amore…

Esclusi

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casa scura scura e le rose

Ostinato quel tralcio di rose

palpitando di petali chiari

già saluta un ceruleo mattino,

e non sa che la notte sta in casa,

al di là di finestre di esclusi.

Accorgersi del verde all’improvviso

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Verdeggiando.jpg

Alza la sua fragilità di rami spogli

ed è per via del sole che ti accorgi

che t’appariva vizza e vecchia e secca,

poi guardi controluce e sai che indossa

un seducente trapuntato manto:

La primavera arriva verdeggiando

e il sole la rivela nel mattino,

di gemme e nuove foglie adorna,

ancora così acerba, un giorno donna.