Piazza Bornello (La speranza)

muro di piazza Bornello con bambina

Quando ancora crescevano

la felce e il sempervivum

sul muro dei miei sogni

e il muschio antico,

suonava dei miei passi

nella vecchi piazza

il ritmo cadenzato lento,

misurato sul battito di cuore

e chiara la speranza nel mattino

splendeva più del sole

e sotto ai piedi la sentivo

l’acqua di montagna

incanalata che fuggiva

fino al lavatoio per sgorgare

e il sangue dentro al corpo

era così giovane e contento

che mi pareva di scoppiare

e se mi guardavi in viso

vedevi le mie labbra rosse

in lieve movimento per cantare

una splendida canzone di silenzio.

Il cacatua bugiardo

La nave del cacatua

Mentre il vicino di sopra

mi passeggia la mente

e confondo i suoi passi

con quelli morti della zia,

il passato col presente,

e mangio a colazione

biscotti magri di cartone,

bevendo un te indecente

che non contiene niente,

nemmeno un po’ d’oriente,

canta la voce del mattino,

il merlo nero nel giardino,

fischia una melodia stanziale

e io mi sento molto male.

Sono un pirata storpio

e il vecchio cacatua

che grava la mia spalla

con la sua voce chioccia

mi parla come sempre

dei viaggi che faremo

nei mari più lontani

coi soldi del tesoro

che un giorno troveremo.

Lo fa da troppi anni

e mi defeca addosso,

senza nessun decoro.

Nemmeno io lo scaccio,

non ha più dove andare,

lo sa che non gli credo,

ma mente per amore…

Accorgersi del verde all’improvviso

Verdeggiando.jpg

Alza la sua fragilità di rami spogli

ed è per via del sole che ti accorgi

che t’appariva vizza e vecchia e secca,

poi guardi controluce e sai che indossa

un seducente trapuntato manto:

La primavera arriva verdeggiando

e il sole la rivela nel mattino,

di gemme e nuove foglie adorna,

ancora così acerba, un giorno donna.

Trasloco

esco

Sapendo di andar via,

guardo le due stradelle

che mi erano prigione

e in fondo vedo il mare,

un carcere anche lui,

fatto per trattenere…

Cerco di immaginare,

mi sforzo di provare

l’amara nostalgia

che io dovrei provare.

Come per certi lutti,

adesso come adesso,

non me ne importa niente

di tutti questi giorni

che presto svaniranno,

del vento della sera,

così sapido e algale,

come di un moribondo

che un po’ mi ha fatto male.

Ma poi verrà redento

per esser trapassato

tutto questo mio tempo

che all’ultimo io ho odiato?

Lo so, da sotto il letto,

quell’ultimo mattino,

mi sbucherà un pensiero,

ancora un po’ bambino,

mi prenderà per mano

per farmi ricordare,

ecco, sarà il suo dono,

come quel cofanetto

che avevo in sgabuzzino

e piangerò per tutto

il bello assieme al brutto,

la neve e, sotto, il grano

e la preziosità vigliacca

di ciò che, bene o male,

mai più potrà tornare.