Colazione con Pinocchio

Pinocchio a colazione

Come un biscotto al burro la mattina

mi è rimasta indigesta la tua assenza.

Il corpo c’era, ma di un burattino

con le orecchie  imperforate in legno

così inadatte a percepire il suono.

Vernice rossa tingeva la tua bocca

a simular  parole che non volevi dire

e i baci tondi che non potevi dare.

Una zuppa di latte e crusca scura

cibava la tua fame di fine segatura.

Mentre scolpivo affannate parole

con cellulosa di densa paura,

diluendo col te l’amara saliva

di povera fata che parla da sola,

chiesi  mesta alle spoglie  del grillo

se t’avesse  Geppetto nel gracile petto

scavato con cura il posto del cuore.

 

La garguglia

garguglia

Niente mi dà più sollievo,

né i miei mobili antichi,

né le foto sbiadite,

né il dondolio tarmato

dei vestiti impiccati

nell’armadio stipato.

È come una palude

di quelle che sprofondi

ad ogni incerto passo

il limo marcescente

del passato nel presente.

Non guardarmi, garguglia,

coi tuo occhi di legno

divorati dai tarli…

Sebbene sia tardi,

riuscirò a spaludarmi.

La palizzata lungo la duna a primavera (la morte e la vita)

duna col rosa

La duna si è offerta

ai venti fecondi

e  ai connubi d’amore

graffiati dal mare.

Ritorna la vita

fra la sabbia salata,

di rosa, di giallo

si è rivestita.

Eppure c’è un legno

che, per quanto si affanni,

per quanto sospiri,

non prude di  gemme,

né arde di fiori,

né manda radici

a suggere umori…