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Viva la vecchia

By Poesia No Comments

Guarda che amarti così

non è per niente facile,

troppi capricci e troppi sogni

ad occhi aperti con la morte

in immanenza ossuta e claudicante.

Più io scappo verso il sole

a ricucire la mia lebbra cruda

scontata in estrema solitudine,

più tu frigni forte su isole infantili

a reclamare l’impossibile.

Io vendo membra con la ruggine,

chi si contenta gode e paga poco.

Accostati ragazzo alla mia incudine

e batti il ferro finché è caldo

al rosso inferno del mio fuoco!

 

La buona masca

By Poesia 12 Comments

 

Io sono buonissima,

non credo in niente

e in nessun potere

e, quando la sera

non ero sicura

che il caso soltanto

muovesse le sfere,

mi alleavo col bene.

Ma ora, miei cari,

vorrei essere masca

e avere il potere

di fare vedere

con lo specchio del vero

a chi fa del male

i vermi striscianti

dentro il suo cuore

e le immonde lordure

che gli insozzano l’anima

rendendola scura

e assai greve di odore

Vorrei che chinandosi,

lambito dal lago,

in cerca del fresco

ristoro e sollievo,

vedesse il suo volto

deforme e maligno

provando un orrore

così distruttivo

da farlo fuggire

in un luogo lontano

a mangiare radici,

remoto dal mondo,

evitato persino

dai branchi di lupi,

spargendo all’intorno

i brani di lebbra

che gli disfano il corpo,

pur sembrando ancor bello

ai molti suoi pari…

 

 

Lebbrosa

By Poesia 4 Comments

Affetta da sempre

dal morbo della lebbra,

assai repellente e contagioso,

son tenuta a distanza

e piuttosto temuta.

Io cerco di sistemarmi la pelle

con collanti speciali

per simulare salute,

ma sono sempre sgamata.

E come va, oggi? Mi chiederete.

Come al solito. Mi è cascato un occhio

e mi hanno isolata, anzi,

appeso al misero collo,

porto un campanaccio

da mucca lebbrosa.

E mi annuncio da sola,

così ho tutto il tempo

per guardarli scappare.

E suono piangendo,

ma certe volte ridendo.

Di sollievo.

 

Incubo apocalittico non necessariamente predittivo

By Poesia 4 Comments

Squassata dentro

dalla troppa violenza

del vento furioso

alle porte del tempio,

vinta dalla sfida del figlio

ancor prima di giocare…

Su ginocchia di marmo

crolla la cattedrale,

le vetrate librandosi

in colori taglienti

come folli farfalle

in volo absidale.

Si genuflettono le scale,

pendono i Serafini

dalle volte a crociera,

sesquialati pipistrelli

in bozzoli regali.

Rutilanti Troni vorticano,

divino ardore

di ocelli inquietanti

in sé manifestando.

Quanta ira ci fu, ci sarà

o forse c’è proprio ora?

Con la Geenna che divora

il mondo esterno reale,

grande inceneritore

per i miseri nudi corpi

mangiati dalla lebbra epocale,

i morti senza colpa,

ma anche i pessimi, a volte.

Fugge, ma non si puoi rifugiare,

non fuori dal regno, non dentro,

il profeta, pellegrino infedele

 

Per illustrare la mia poesia  ho avuto il privilegio di accedere allo squisito originale di un bozzetto di vetrata di cattedrale, opera inedita dell’artista livornese Athos Rogero Natali, (1881/1975) pittore, scenografo e ideatore ed esecutore di vetrate artistiche istoriate