Avevo sedici anni (ballata popolare)

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Ero bella, malata,

bianca, splendente,

quando segretamente

caddi innamorata.

di un uomo assai più grande.

Fu allor che mia sorella

prese a desiderare

un cane ardentemente.

Mia madre lo negava,

mio padre, conciliante,

fece apparire in casa

quattro pappagallini

Non fu la stessa cosa.

Li nutrivamo a turno

con semi piccolini.

Quei carcerati, alati,

di certo disperati

mai vollero cantare.

Vicino alla finestra,

al di qua della gabbia,

anch’io guardavo il cielo,

fingendomi in prigione

e forse già lo ero,

languendo di dolore

invece di volare.

Dei poveri uccellini,

ci fu chi prese un male

e non potè guarire,

chi, coraggiosamente,

prese la via del sole,

non volle più tornare.

Romeo rimase solo

e prese a gorgheggiare

per un intero giorno

e poi morì d’amore.

Io, molto lentamente,

volli dimenticare,

piano guarì il mio corpo,

e, mai del tutto, il cuore.

Ora son qui che vivo

e vivo gorgheggiando.

 

Un piccolo gesto normale

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cappuccino

A dopo bella…

la mia voce

è normale,

ma è un piccolo gesto

o il tuo sorriso

o la tua voce

che non mi da pace.

È un pochino più tardi

in questa mattina

del cappuccino

nel solito bar,

soliti noi,

solito io,

solita tu,

-questo era prima-

e ci sto ripensando

adesso e non so

che cosa è successo,

sai, la tua voce,

o quel piccolo gesto,

le spalle più strette,

o il tuo sorriso,

come una foto

di un piccolissimo

nucleo di te.

Un pochino più tardi

la mattinata

mi ha detto di no,

non sei più innamorata.

Una volta di più

mi piace di te

che non puoi mentire

e non ti dar pena,

non è stata la voce,

è stato quel bacio,

un documento d’identità,

con l’impronta distratta

di bocca gelata.

E mi ha detto di no,

non sei più innamorata.

Così se mi cerchi,

un pochino più tardi,

sono in giro intorno a me

per capire il perché.