Sala d’aspetto… e spero

L'attesa

Che cosa devo fare adesso?

Almeno ci fosse un giornale…

Pavimento di graniglia

da guardare, questi jeans

che hanno molti inverni

addosso e molti lavaggi,

ma mi sono fedeli,

nemmeno uno strappo,

non segni evidenti

di consumazione.

Ce la faranno,

anche quest’anno,

cosa assai buona, a fronte

della mancanza perenne

di beni e quattrini.

E poi i miei mocassini.

rossi, carichi di gloria,

polvere e cammini.

Hanno solo tre anni,

non molti se fossero

bambini. Morbidi e forti,

fanno i piedi felici, anche

in caso di pioggia,

ma non  sanno calmare

quel loro scuotersi sempre,

anche adesso, e la voglia

di andare. Io da qua

altro non vedo, ah la gialla

parete, se guardo più avanti,

ma non è un cambiamento,

almeno non quello più grande

che stavo aspettando…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sommario

La guercia

Ragazza pallida che gioca con la sciarpa

Non riesco a guardare

con tutti e due gli occhi

nella tenebra fitta

che è chiara ai profeti.

Se anche potessi,

non voglio sapere

né i tempi, né i modi

del mio compimento,

così mi trastullo

con questa mia sciarpa

di fili di ore

tessuta dai giorni

e sbircio soltanto

con lo sguardo da guercia

alle soglie  del tempo,

carpisco segreti

alla voce del cuore

che batte più stanco…

 

Panorama

Aquila

Un piccolo scorcio,

un punto di vista,

lo sai, quando una strada

si arrampica lungo un crinale

e poi dopo una curva ti fermi

e ti pare di poter vedere da lì

tutto il resto del mondo?

E c’è vento e c’è il sole

e se solo ti sporgessi

sai che potresti volare

però un poco hai paura,

anche di guardare?

Teso intanto è il giro

di un’aquila sulla tua testa

l’ala quasi ti sfiora,

così vicina alla vetta

e sai che è una mattina

perfetta e che niente

di così grande e potente

potrà mai ritornare,

riesci a immaginare?

Ecco, così è stato quel giorno

pazza incosciente

profeticamente

ho iniziato il futuro

senza sapere niente…

 

 

 

Tramonto fantastico

tramonto-fantastico

Solo una fantasia di cielo

niente di necessario e vero

mi riporta da te liberamente,

libera mente a ripensarti

come se… perduto quel tempo,

perduto quel tramonto e la città

che si sdraiava sotto a un sogno,

(noi due lunari bianchi di pelle,

come siamo sempre stati entrambi,

su un anonimo colle a guardare

un futuro che ora sappiamo

che non c’è) come se…

domani ci potessimo ancora

reincarnare e, come ci amammo,

ancora, amore, amare.

(Nell’immagine, Amore e Psiche di Antonio Canova, modificato e inserito in in un paesaggio fantastico da me composto)

Lo sguardo oltre (a Maria, con amore)

ragazza di ghiaccio

Qualcosa di straniero

in me, nella mia bocca,

me lo dicono tutti, qui,

manco fossi in esilio.

E lo sguardo lontano,

come il tuo, madre cara,

col suo azzurro severo,

però molto più caldo,

coi riflesso del mare,

che ci mise mio padre

fino a che non fu verde

e con l’oro del sole.

Di qui non mi piace

l’indolenza scherzosa

e l’attesa di un giorno

in cui tutto migliori.

Noi, ragazze di ghiaccio,

occhi assenti per gli altri,

molto oltre a guardare,

gli mettiamo paura

anche senza parlare.