L’ultima Epifania

la befana se ne va

Mi ricordo la Befana.

Abitava a Torino

Amava i cieli grigi

e il greve respirare

dei camini.

Si vestiva nella notte,

per questo non appaiava

i suoi calzini

e non li rammendava.

Non si pettinava.

Quell’anno a Natale

era andata molto male

ed avevo saputo

che Gesù Bambino

non sarebbe più tornato

per via del tutù azzurro

che volevo per ballare.

Lui mi portò la stoffa

e alla mia cara mamma

solo il tempo per cucire.

E venne l’Epifania

che tutte le feste

la porta via

(me lo disse mio padre.)

Così dal cortile,

nel freddo da paura

del mattino

e l’ossessione

di quei muri gialli

delle case popolari,

guardai il cielo di latta

con le nuvole appese

e le strisce di ghiaccio

pattinate dal gelo

e la sorpresi a volare,

sulla scopa sbilenca,

districando una strada

fra i rami nudi dei viali .

Fu un’epifania,

come spiegava la nonna,

che se ne intendeva

di chiesa e di parole,

e lo capii anch’io.

E mentre salutavo

e la indicavo a mia sorella

sparì dietro a una casa.

II sole dell’inverno,

intanto, lacrimava…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lo sguardo oltre (a Maria, con amore)

ragazza di ghiaccio

Qualcosa di straniero

in me, nella mia bocca,

me lo dicono tutti, qui,

manco fossi in esilio.

E lo sguardo lontano,

come il tuo, madre cara,

col suo azzurro severo,

però molto più caldo,

coi riflesso del mare,

che ci mise mio padre

fino a che non fu verde

e con l’oro del sole.

Di qui non mi piace

l’indolenza scherzosa

e l’attesa di un giorno

in cui tutto migliori.

Noi, ragazze di ghiaccio,

occhi assenti per gli altri,

molto oltre a guardare,

gli mettiamo paura

anche senza parlare.

La memoria dell’acqua

Giù dal Morteratsch

…Io, se potessi,

non sarei l’acqua

che scivola via

e nemmeno la trota

così lontana

dai quieti natali

di qualche pescaia…

Io sarei l’ombra,

la fronda pensosa

di ogni memoria

e porterei in seno

ogni ghiaccio, ogni onda,

ogni sasso, ogni passo,

ogni tiepido masso

alla valle sublime

del tempo mio estremo.

 

 

Il cappotto

 

Il cappotto

Oggi non indosserò

la primavera,

proprio

non me la sento.

Il cielo urla

parole di ghiaccio

e lega l’anima

con fili di brina.

Un cappotto pesante

è quello che metto,

dalle tasche bucate

ho perduto i ricordi,

la lana dei giorni,

le tarme del tempo…