Delirium (uscita dal solco)

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delirium in rosso

Arrivato è il suono

dell’autobus da sotto,

quattro piani fa,

per essere precisi.

Sono le nove

ante meridiem

e ho preso la febbre,

così tengo il cielo

fuori da me.

Sono isolata

nella mia solitudine

nell’inutile mondo

delle cose importanti,

i piatti, i bicchieri,

la lavastoviglie,

le pareti coi quadri,

il bucato da fare.

Rorida prigioniera

di tosse e di brividi

penso alla gente

che chissà dove va…

Banzai!

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banzai!

In certe condizioni,

quando mi accorgo

che  uno spigolo acuto

sarebbe strumento ideale

per spaccarmi la testa

e farne uscire le idee,

in certe condizioni,

dicevo,

sarebbe assai meglio

cercare rassegnazione.

Ma. In certe condizioni,

se nessuno mi aiuta

e io non so cosa fare

e  c’è un cancro di gente

disonesta, impunita,

che vuol farmi la festa,

in certe condizioni,

dicevo,

io alzo la testa, grido “banzai”

e da adesso alla morte

mi metto a lottare.

The eighties

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Archaeopolis

È domenica di sabato,

che strano effetto fa!

Molto silenzio è sceso

sopra la mia città,

giro le strade a vuoto,

priva d’identità.

Vorrei tornare indietro

e ritrovarmi qua,

con le speranze intatte

di tanto tempo fa…

La gente che scorreva,

fiume di umanità,

con i vestiti grandi,

le maniche abbondanti,

sembrava che aspettasse

soltanto il vento buono

per spalancar le braccia

e mettersi a volare.

E poi comprava tutto,

come si fa a Natale.

Bei tempi o tempi illusi?

Continuo a camminare…

Esequie (otto settenari funerari)

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invitato delle cinque sedie

Quando un giorno morirò,

rifocilla il viandante,

che verrà a consolarti,

fingendo di onorarmi.

Poco importa il motivo,

ci sarà tanta gente,

come per chi fu buono,

ciò che non fui, né sono.

 

Sotto gli occhi di tutti

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nevicata rossa

Quell’anno a Paradise

venne un profeta triste

e la gente rideva.

Quell’anno a Paradise

ebbero i segni, e tanti,

e la gente non vedeva.

Quell’anno a Paradise

cadde la neve rossa

e la gente pregava.

Quell’anno a Paradise

venne la peste rossa

e la gente moriva…

La città dei sogni

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tanta-gente

So che non è bene

divulgare i segreti di Morfeo,

ma io so dove sono

le porte della notte,

troppe volte le cerco

e poi ne resto fuori.

Stanotte, verso le due,

ero disposta a pagare

per chiudere gli occhi.

Sarà stato per questo

che, subito dopo,

ho incominciato camminare

in una strada buia

e molto popolata,

come da gente

che si accalcava,

forse all’ingresso

di una metropolitana.

Ero così contenta

e sicura di entrare.

Poi una porta immensa

scorrevole in vetro

si è chiusa scivolando

fra me e tutte quelle facce,

io fuori e loro dentro,

e mi ha lasciata al di qua

della città dei sogni,

così piena di luce,

di musica e avventura.

E mi sono svegliata.

 

Certe storie d’amore

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ragazza-abbandonata-con-peluche

Non ti segue a casa

è in giro con la sua gente,

tu sdraiata sul letto

col tuo cellulare,

la memoria del cuore.

È per te la tua roba,

come quella maglietta

che ti ha dato una sera,

solo un piccolo straccio,

ma ci senti l’odore

e la stringi sul petto

un pò per farlo tornare…

Ma lo sai, vero, piccola,

dove vanno a finire

certe storie d’amore…

Vicino al resort

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Architetture della solitudine

Dunque, è pomeriggio

tra poco ci vedremo

trovare le parole

non sai quanto mi costa

eppure andava fatto

lo sforzo di chiarire.

C’è tanta gente in giro

ma non la sto vedendo

la sento chiacchierare.

Col finestrino aperto

e l’auto sotto casa

aspetto di salire.

Spunti di distensione

nell’aria pino e mare

le ferie stan finendo

ma noi qui ci viviamo

cerca di rimanere…

Vita metropolitana

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ragazza delle blepse firmata

La gente è stanca

come bolle di magma

colorato.

E trascina gli scarponi

di un’andatura

enfisematosa,

blepse arcobaleno

abitano il fiato.

Ciò sostituisce

dunque tutti i sogni

come una perpetua

spesa

al supermercato.

Come fanno i pini (poesia sull’amore, perché non ce n’è mai abbastanza)

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pini di strada fecondi

Se vi avanza un po’ d’amore,

come il polline ai pini in primavera,

che è così abbondante

da sembrare polvere di zolfo

di miniera

e che potrebbe fecondare

persino l’asfalto del tuo andare,

se gli si desse tempo e acqua

e un po’ di quiete vera…

Se vi avanza un po’ d’amore, gente,

scuotete i vostri rami al vento,

e, come fanno i pini, condividete!