Quando ridi (piccolo esercizio di poesia cortese)

Un sorriso antico

Ridi ridi dolcemente

come sgranando perle

sul bianco dei denti

e corre la voce

su piccole note,

se fossero guizzi

di una cascata

avrebbero dentro

l’arcobaleno,

mia piccola dea

innamorata.

Non sei, non sono,

non esiste più il tempo,

per sempre ti guardo

e bacio l’eterno.

Il contesto

Io lunga

Vista nel contesto

di terremoti, tsunami,

crolli di ponti, inondazioni,

sai, la mia vita

non è poi così male,

ma scavandoci dentro,

se sei molto onesto,

dovrai convenire

che è un po’ troppo per me.

Qualche decagrammo,

se è questa l’unità ,

(ma dev’essere questa,

perché l’usava mia madre, )

qualche dag. in più di quanto

io possa sopportare

e ciò non è leale.

Come sono i sorrisi giusti

per nascondere il pianto?

Quanto mai costerebbero

se mi  cadessero i denti

ogni volta che fingo?

Questi sono i miei i giorni

delle cause perse,

ma perse per davvero,

non tanto per dire

e ho male dappertutto

quando ho ragione

e non un  cane

che me la da.

A ognuno il suo, tu dici,

a divina misura

delle sue capacità.

E andiamo pure avanti,

ma se non sai niente

e nemmeno mi ascolti,

non dirmi, mio caro,

quanto bene mi va!

 

 

 

Festa a sorpresa

Brucia strega

Un vero tormento della vita

è programmare,

quando la giornata è finita

affollare il domani

fino a farlo scoppiare,

dal poco, l’igiene personale,

-mi lavo prima i denti

o prima faccio il bagno?-

a quello che succederà

al mio funerale.

Io voglio che nessuno pianga

e cibo e vino, in abbondanza

e abiti stracciati dal dolore,

come imporrà la circostanza.

Sarà la mia festa a sorpresa,

talmente sorprendente

che mi sorprenderà

protagonista assente.

La lastra

la lastra

Se mi guardassi dentro

come una radiografia,

oltre al sorriso,

oltre ai bei denti,

oltre ai tessuti molli

della buona cera,

avrei da mostrarti

solo polvere d’ossa.

Più non cammina

in stuporosa paresi

l’apparato vitale,

l’inerte speranza,

ancora non è morta,

ma poco ci manca.

Disarmante

sera di strada

La sera che scende

quando proprio non sei pronto

e ti sorprende a bocca aperta,

come se fossi stato tu

ad ingoiare il dolce amaro giorno,

come un serpente.

E incontri il vicino di casa,

gli racconti che ti sei rotto un dito

e ti risponde sorridendo:

“Non ti fai mancare niente”

e la stanchezza ti pesa e ti punge

sulle spalle come una gualdrappa

di quella vecchia cavalla

che forse sei tu col tuo sorriso grande

tutto denti e vorresti gridare

al sole di tornare. Disarmante.

Era un’alba così

Alba a Milano

Milano, la mattina del venti novembre duemila quattordici

 

Era un’alba così.

Così contenta

di volare sopra i tetti

di Milano,

da strapparsi i vestiti

sul nero dei grattacieli

in drappi di tulle e di raso

gialli, celesti, rosati,

senza darsene pena.

La sentivi ridere

come una rugiada serena

e vedevi i suoi denti di opale,

la sua bocca di porpora

rossa

e la sentivi cantare.

Era un’alba così

su Milano,

me ne dovrò ricordare…