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Miei cari mamma e babbo, dovunque siate voi…

By Poesia 5 Comments

Castello marcondiro di notte firmato

Tanto tormento

mi danno questi sogni,

così che le mie notti

non sono mai rimedio

alla ferinità dei giorni.

E quel pensiero ingenuo

che mi fa quasi esclamare:

“Che bello, si fa sera!”

al buio si tramuta

in un affanno estremo

e guardo, ad ogni ora,

il tempo che mi manca

al sorgere del sole.

La qualità efferata

di squallidi ospedali,

gli inseguimenti a morte

di perfidi assassini

e pazzi squilibrati

e io che scappo sempre,

e sempre al buio pesto,

su strade di montagna

e in fondo urla il mare,

e ancora e ancora torno

a farmi torturare…

Miei cari babbo e mamma,

sapete dirmi adesso

dov’è quel dolce sonno

che si promette ai bimbi,

cantando con dolcezza,

canzoni per cullare,

con fonti al latte e miele,

e pomi tutti d’oro,

palazzi principeschi

e splendidi domani?

L’immagine che ho creato per illustrare  la mia poesia intende essere un modesto, ma sincero omaggio all’ artista  Vittorio Accornero

 

Picciolo di Nuphar (I tuoi occhi sono fari abbaglianti e ci sono davanti)*

By Poesia 2 Comments

Nuphar.jpg

Forse sarebbe l’ora

di scrivere per te.

Io non ho mai capito

i ritmi del destino

e apro sempre a caso

il libro dei ricordi.

Così, questa mattina,

mi sei tornato in mente,

ragazzo buono e bello,

cui non ho dato niente.

Stavamo sezionando

il Nuphar nel picciolo,

il neon che disegnava

un buio sofferente,

un gruppo di ragazzi

più o meno sui vent’anni

e tu che mi cantavi,

ma sempre sottovoce,

canzoni sui miei occhi

che io tenevo fissi

sul grumo cellulare,

così per non guardarti

e mi batteva il cuore .

Eri talmente giusto,

con il tuo sguardo chiaro,

la voce ormai da uomo,

il corpo di un efebo

ed il tuo ciuffo bruno,

l’accento genovese,

la voglia di studiare,

benché già lavorassi,

che mi ero messa in testa,

io, venere maldestra,

con gli occhi verde lago,

cieca per timidezza,

io, di non meritarti,

non essere all’altezza.

E venne quella sera,

la sera dei leoni

con i faccioni rossi

della contestazione,

che tu me lo chiedesti,

dopo l’osservazione

del fusto del Sambuco,

che dentro è tutto vuoto.

“Facciamo quattro passi?”

Guardavi con dolcezza

verso il carruggio nero,

svelando le intenzioni.

Non so cosa risposi,

ma certo non fui doce

e mai più mi cantasti,

ragazzo, la canzone.

*Verso tratto dalla canzone “Yeeeeeh” di Mal & The Primitives 

 

 

Ninna nanna disperata

By Poesia 2 Comments

artide

Cantami canzoni tristi questa sera

che io mi abitui

a questa morte dentro.

Non fingere parole che non senti.

Canta le mie paura

canta i rocciosi abissi

dove l’amore più non scorre.

Canta i ghiacciai dell’anima

fammi dormire nell’azzurro estremo.