Scarpette

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Quante scarpette nella mia vita,

ora posate su questo scaffale,

così lontano dalla smania di andare…

Quelle marroni, con il fiocco di raso,

quasi correndo dal mio professore

arse nel rogo del  primo amore,

quelle d’argento della festa da ballo,

col vestito verdino di seta moiré,

e il caro ingegnere più grande di me

che la bocca bambina non seppe baciare,

quelle sbagliate per prendere il mare

col biondo ragazzo dagli gli occhi nel cielo

e parole di ghiaccio per farmi morire,

quelle da sposa col tacco sottile

e il passo da donna, per andare lontano…

Ma ora non so, perché quelle che indosso

fanno il cammino del quotidiano,

forse il colore e persino la forma

diventano belle quando noi le smettiamo.

 

Per la strada

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Per la strada

Lo snodarsi virtuoso

fra la vita e la morte

del cammino assegnato

senza mai sostare

alla taverna dell’orco

per ballare e ballare…

La linda casetta,

il bucato e l’arrosto,

ogni cosa al suo posto

e una noia mortale.

Bisogna cambiare,

saltare nel fosso,

senza vestiti addosso,

rotolarsi nel fango

e cantare, cantare…

Aspettando il sabato

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dal terrazzo al quarto piano

Il cammino sospeso

di un terrazzo

al quarto piano.

Dalla parte del mercato

un De Chirico in città,

dalla parte del.cielo

i pianeti, le stelle,

la mutevole luna

se sereno sarà.

Io, polena stupita

che mi sporgo dall’angolo

in favore di vento

sul futuro che verrà.

Piedi dimenticati

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piedi dimenticati

Ancora piedi dimenticati

arrendevolmente

lungo il cammino

per quella voglia

che a volte li prende

di andare all’indietro

invece che avanti.

Piedi impuntati

con piglio asinino,

piedi impauriti

dal loro destino…

Il vicolo

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Vicolo S

Io odio certe strade

dove scorre il passato

nei canali del tempo

e il vento col suo fiato

che mi sussurra dentro

momento  per momento

tutto  ciò che è stato.

Odio i miei giorni tristi

e i passi strascicati

odio i momenti belli

perché non torneranno

odio  l’indifferenza

sopra di me del cielo

e tutte le sue trame.

Perfino il mio cammino

e quando doverlo fare,

tutto fu già tracciato

scandito dai rintocchi

di inutili campane,

pietre scagliate addosso

e non poter scappare…

 

Effemeride maligna

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Effemeride maligna

A parlare a te di questo giorno

farei più presto a dire:

“Sai non è successo niente”

però, per essere sincera,

dovrei raccontare una discesa

per un sentiero aspro e solitario

lunga fino al centro della terra

senza compagni nel cammino

e grida di rapaci intorno

aridità di rovi latrati di cani…

O, vita mia, dove stai andando e fino a quando?

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portatrice d'acqua

Ho un carico di sonno

e lo porto in bilico

sopra la testa

e mi pesa e mi pesa

verso la fronte

così che pian piano

mi fa chiudere gli occhi.

Però non si può,

dormire, dicevo,

perché è fuori orario,

e così non si fa.

Mi riaccomodo il cercine

d’intrecciata pazienza,

sterpi e lembi di sogni,

poi la grande stanchezza,

in perfetto equilibrio,

per non farla cadere

e, aspettando la notte,

mi rimetto in cammino,

con il collo ben dritto,

a sbirciare la meta,

oltre un monte lontano…

Un fiume grande

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il dio del fiume

Mi manca il corso fluviale

di un fiume silenzioso e lento

tante grandi anse, senza batticuore,

un cammino calmo e certo,

senza mai pensare, per quant’è lontano,

al mare. Ora la vita, a dispetto degli anni,

che sono pesanti come massi affioranti

e così tanti che è meglio non pensare,

senza riguardo per niente, corre e salta

e va come un torrente e l’erosione del cuore

è sempre più evidente e la speranza,

questo l’ho imparato, sai?

non porta proprio a niente

se non al tragico incidente

che fonde acque dolci e amare

e che si chiama sfociare.

Anniversario

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fiori

Quasi dal nulla nasce

un seme di memoria

e sull’organza bianca

di un abito da sposa

nascono fiordalisi

e papaveri rossi

e i raggi del sorriso

che ti accendeva gli occhi.

Le mani di tua madre,

che tutto l’ha cucito,

il nastro stretto in vita

i fiori fra i capelli

l’ombra della navata,

la fragile tua schiena

ed il cammino lungo

che ti attendeva dopo…

Stelle infrante (sottosopra)

By | Poesia | No Comments

Piccola sfinge di peluchecon zampe e stelle

Un pesce palla mutante

mi osserva dismorfico

col suo terzo occhio

da un mare in fermento

(che fa le veci del cielo)

in un mondo capovolto.

Inquietante. E le stelle?

Le stelle in cocci di luce

mi pungono i piedi

illuminando il cammino

lattescente. Che ne pensi?