Lockdown – Vigilia in terrazza

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Surreale silenzio dei camini,

han legato la gola alle campane,

un cielo azzurro terso offerto

al fendente d’ala dei gabbiani.

C’è chi aspetta che il morbo finisca,

che ritorni la colomba in volo

col ramoscello verde al becco

recando nuova pace all’arca.

 

Mattino da una finestra sul retro

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Geometrie da cortile,

minimalist squalor,

stile ed eccessi

di solitudine.

Intonaci grigi,

uno squillo di giallo,

un tubo che scende

e si porta laggiù.

L’orizzonte che stenta

fra ringhiere e camini ,

mentre un cielo di nebbia

si distende lassù.

E questo silenzio

di ovatta pesante,

il mio cerchio alla testa,

santità umana

di chi presto si desta

ed è senza virtù.

 

L’ultima Epifania

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la befana se ne va

Mi ricordo la Befana.

Abitava a Torino

Amava i cieli grigi

e il greve respirare

dei camini.

Si vestiva nella notte,

per questo non appaiava

i suoi calzini

e non li rammendava.

Non si pettinava.

Quell’anno a Natale

era andata molto male

ed avevo saputo

che Gesù Bambino

non sarebbe più tornato

per via del tutù azzurro

che volevo per ballare.

Lui mi portò la stoffa

e alla mia cara mamma

solo il tempo per cucire.

E venne l’Epifania

che tutte le feste

la porta via

(me lo disse mio padre.)

Così dal cortile,

nel freddo da paura

del mattino

e l’ossessione

di quei muri gialli

delle case popolari,

guardai il cielo di latta

con le nuvole appese

e le strisce di ghiaccio

pattinate dal gelo

e la sorpresi a volare,

sulla scopa sbilenca,

districando una strada

fra i rami nudi dei viali .

Fu un’epifania,

come spiegava la nonna,

che se ne intendeva

di chiesa e di parole,

e lo capii anch’io.

E mentre salutavo

e la indicavo a mia sorella

sparì dietro a una casa.

II sole dell’inverno,

intanto, lacrimava…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Camini

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cinque camini .png

Cinque camini allineati

scenari della sera

sopra i tetti. Note acute

delle antenne verso il cielo

lo spessore  del silenzio

ed il suo peso. Rantolando

inghiotte gente e passa

la voracità di un autobus.

La mia malinconia non parla,

attende.

Saudade: rimpianto del passato, nostalgia di un futuro che non sarà, speranza, accettazione…

 

Naso deluso

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Fumo di rose
Più io non distinguo
l’amabile odore
della casa che un tempo
profumava di rose.
Ora non so…
Pare un olezzo
di cimitero.
I petali di te lievi,
le vesti leggere,
i pianti, i sospiri,
i canti, i sorrisi
un vento funesto
di infetti camini
e ceneri asperse
dal crematorio
dipana in volute
e disperde nel cielo.