Buddha

Buddha con phalaenopsis

Fra tre giorni sarà un mese

che abitano con me

due Phalaenopsis.

Portano entrambe

sugli steli scuri

un’agile cascata

di farfalle bianche

incapaci di volare

se non nell’atto

finale del cadere.

Dico loro ad ogni sguardo

che mi fanno contenta

senza gridare profumi,

nel totale silenzio,

imitando di Buddha,

cui porgono omaggio

dal ripiano inferiore

della credenza di legno,

la tensione al Nirvana

che già egli contempla.

Supplica al vento dei tre giorni

io-buddha-nel-vento

Girando una pagina

del diario degli anni,

come previsto,

è arrivato il libeccio,

un poco in sordina,

indegno del nome,

or è da due giorni.

Colpi di vento,

sputi di sole,

sul corpo depresso,

ho caldo, poi gelo

e l’anima muore,

fra brividi freddi

e docce al sudore.

Agonia dell’umore,

ma non è colpa mia.

S’io fossi Buddha,

però non lo sono,

sarebbe diverso,

ne sono sicura.

Quel che mi uccide

è una gran delusione.

Aguzzo il mio sguardo,

orbato dell’occhio

che contano terzo,

e sta proprio in centro,

e non vedo niente

che spiani la fronte

o chiami il sorriso

ai lati del labbro

a darmi quell’aria

di ebete astratta

in un cielo sereno

che tanto compiace

chi sa meditare.

Evento del vento,

alato diventa

e portali via,

i miei traditori,

hai un giorno di tempo!