La dodicesima casa (stagnazione)

Palle grigie perlate con donna vitruviana inclusa

La staticità incredibile

di un mattino senza vento

vero miracolo è il respiro

in questa bolla di resina

che si sta opacizzando.

Anche il rumore di strada

irreale per quanto è lontano,

i fori roventi del fischio dei merli,

l’istante che non passa

e l’attesa protratta infinita

della dodicesima casa.

L’esito

cuore d'arancia.jpg

Spremuto il cuore

fino all’ultima goccia,

povero agrume rosso,

ridotto pelle e buccia,

-almeno è passato

il tempo dell’attesa-

svenato di speranza

or giace nella sera.

Si sdraia il deserto

di un opaco tramonto

spatolato dal vento

sul muro di casa

a inventare la mica

di pallide stelle

e il viscere esposto

della mia delusione

continua a pulsare,

ma sempre più piano.

Estate lenta

La donna uccello

Appena il 19 agosto,

ti rendi conto?

Appare chiara

la melensa melma

di una sciropposa scia

di giorni non migliori,

non peggiori,

ma di attesa.

Aumenta l’umidità,

peraltro prevista,

di una stagione

che nasce

come brezza

sul mare

e tramonta

appiccicosa.

Quando ti lavi

e tamponi la faccia,

l’asciugamano

sa di guazza

e la melassa

di una tua promessa

non mi disseta

né mi rilassa.

Nella mia gabbia

vorrei cinguettare

come ci si aspetta

da una pennuta

preda graziosa

e piena di colore

che ben sa cantare.

Ma no! Tanto vale,

spuntami l’ale,

se non posso volare!

Lo so. Son cattiva

e capricciosa,

non dipende da te

lo stagnazione del tempo

e la punizione

di un futuro incerto.

La vita col vischio

mi ha catturato

e ha accecato

quella parte di me

che fu profeta

o, più semplicemente,

seppe sperare.

 

L’attesa

Le casette della tintoria

Rotola il fumo grigio

dal gran camino grigio

per poi sfumare in cielo

tingendosi di azzurro

tingendolo di grigio

È questa la mia strada

la vedo così stretta

come cucita in fondo,

è grigio contro grigio:

I bordi dell’attesa

slabbrati dalla noia

tirati all’orizzonte

per non vedere in alto

se esiste un paradiso…

 

 

 

Dopo le feste, i vivi

donnasunero

I gioielli falsi di vetro

che speravano gloria

nel capodanno almeno,

dalle vetrine del tabaccaio

brillano tristi al neon.

Triste l’abete ancora acceso

si sporge da un  balcone,

la casa buia dietro.

Triste s’affaccia il cimitero

che fiorisce di lumini

lungo la strada verso casa,

lì, dove la rotatoria snoda

la nostra lenta attesa,

ma siamo ancora vivi.