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Povertà d’amore

By Poesia No Comments

Tristissima di povertà non sonora

-non mi lamento, non piango, non racconto-

mi sfogo sull’eczema di un braccio e poi mi fermo.

perché il sangue romperebbe il segreto.

E mi vedo sul greto del torrente di Albenga,

quando ancora non sapevo niente di niente

e per questo speravo e ridevo ed ero il re

del mio piccolo mondo, che confinava col mai

e col sempre, per quanto vicina io ero alla nascita

e lontana, lontana dalla mia morte. Eppure

qualcosa intuivo, quando la sera vorace

si mangiava la mamma, se nessuno accendeva

la luce di casa e il suo bel viso un po’ triste

splendeva nel bagliore inquietante dei lampi

e, in fondo in fondo, la Gallinara era nera,

o quando la mite oca bianca delle rive del Centa,

senza volere, mi feriva con la lingua coperta di denti

se con la piccola mano le davo il mangiare

e io ci rimanevo molto male… Perché mi morde?

Così adesso sono tale e quale a quel tempo

e, da dentro il cuore, esigerei esser nutrita

d’ amore e mi vergogno, lo so che non va bene,

ma vorrei averne almeno quanto ne ho dato.

Pareggiare, in questa maremma amara di ora,

quasi tutti i conti e, posta la mummia semiviva,

l’indegna quiete in cui mi trovo bendata adesso,

sul letto di tutte le sere, morire finalmente d’amore.

 

Albenga, il tramonto e la sciarpa rosa

By Poesia One Comment

Non credevo che il tramonto fosse

così lungo. Una sciarpa di lana

soffocante, per bambina, lavorata a mano e rosa

che da qualche parte s’è impigliata. Forse a un pruno.

E tu che vai, perché ti fai i tuoi passi, quelli che devi fare.

Né più né meno, come quando accarezzavi i gatti

senza amarli affatto. Solo adesso li ami e lo sai,

forse il senso è solo questo, dell’andare. Stretta,

come la corda al collo di una capretta e il pastore

che la tira perché ha fretta e le dà un pezzo di mela,

così mi pare, e intanto mi ricordo, o mio tramonto,

che le oche sono state molto alte per me, enormi

e molto spaventose, ma succedeva all’alba breve

e c’era, in fondo, il mare ingauno della Gallinara

e la sciarpa, la sciarpa non stringeva, eppure c’era.

 

Non c’è posto per i sogni in terza classe

By Poesia 6 Comments

Saluti da Albenga

Il mio stanco cuore

sembra un treno

su binari sconnessi

di quei lontani tempi

quando prendere

il diretto per Alassio

pareva l’avventura

di una vita piena

e tornare verso sera

in quel lusso di corriera

che fermava sotto casa

come fosse un taxi,

ma il taxi ad Albenga

proprio non c’era…

 

La casa di Albenga

By Poesia No Comments

cavallo a dondol

È come se

fossi rimasta

nel lungo corridoio

di graniglia

a cavalcare

il mio cavallo,

un baio,

sulle praterie

che non avevo

visto mai.

In quel tempo

ero un cow-boy…