glicinetruccatoinviolauno

Blande parole tiepide

parlava la sera

sorgendo dal lago,

di grigie brume velata.

Tenace si abbracciava,

come il tuo giovane corpo

al mio, stanco, senile,

il glicine in fiore

al terrazzo sgretolato.

Soavità dei petali,

parole lilla,

quasi non dette,

deliranti promesse

parlavano

le nostre bocche,

corolle tremanti,

penduli grappoli

di baci e sospiri

abbandonati alla notte.

Non era maggio, ancora,

un merlo fischiava,

inesausto, il suo canto.

L’amore, sfinito,

odorava di glicine,

di rimpianto leggero,

pioveva,

piangevi,

piangevo

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