Kigo

Fiori di pesco in primavera

Stamattina

non mi sono vestita

mi fa male la vita

coi suoi kigo

ricorrenti

e la fine che verrà,

come un haiku

perfetto:

Quel che è detto

è detto.

Nota dell’autore. Fornisco la mia chiave di lettura per questi “versi” che hanno dato il via a una discussione  letteraria fra i miei lettori. La poesia è uno sfogo intimo, quasi un lamento, che mi è uscito dal cuore in un avvio di giornata non particolarmente felice. La vita, con l’immutabile alternarsi delle stagioni, scorre troppo veloce verso un’unica meta, la nostra fine, e non concede proroghe. Termini come kigo e haiku sono stati qui usati all’interno di una metafora, con cuore puro e senza nessun intendimento polemico.

 

13 thoughts on “Kigo

    • Perché fare una “garbata invettiva” contro i tòpoi? (nel contesto della tematica citata).
      Ancora: perché (visto che in questo scritto si parla di “kigo” e di “haiku”) dovrebbero diventare “scatole soffocanti l’estro creativo”?
      Attendo una risposta e, nell’attesa, sottolineo il fatto che si può sempre scrivere semplicemente poesia lasciando perdere l’affascinante e complessa poetica haiku.
      Saluti
      Ale

  1. Rinnovo le domande:
    Cosa si intende con “troppo rigore”?
    Perché ci si ostina a “sbattere contro” una poetica affascinante ma difficile e complessa se non se ne capisce la logica e la peculiarità della stessa?
    Perché definite “scatole soffocanti l’estro creativo”?
    Per chi scrive haiku (quelli veri di haiku) le peculiarità di questa poetica non sono affatto “scatole soffocanti l’estro creativo”; bisogna però saperci arrivare a scriverli, altrimenti ci sono altre forme: poesia, aforismi, massime ecc.
    Attendo con interesse le vostre risposte alle domande dettagliate.
    Saluti
    Ale

  2. Una nota per l’autrice (e attesa di risposta da nerodavideazzurro).

    A seguito della “nota dell’autore” confermo che io ho interpretato qualcosa di simile leggendo questo componimento e, infatti, non avrei postato alcun commento, non c’era alcun bisogno, anche se le parole “kigo” e “haiku” in questo componimento sono “forzature spicciole”.

    Ho postato il commento non per la poesia, l’ho postato per lo scritto di nerodavideazzurro che teorizza su “scatole soffocanti l’estro creativo”, al quale scritto tu Silvia non hai corretto il pensiero di chi ti ha commentato, hai risposto con un “Grazie nerodavideazzurro!” (quasi un consenso).

    Attendo comunque le risposte da lei nerodavideazzurro, perchè è evidente che, nel suo ultimo, ha ribadito il concetto di “luoghi comuni”, quando vendono imposti con “troppo rigore”.
    Quindi da lei mi aspetto ancora le risposte:

    Cosa si intende con “troppo rigore”?
    Perché ci si ostina a “sbattere contro” una poetica affascinante ma difficile e complessa se non se ne capisce la logica e la peculiarità della stessa?
    Perché definisce “scatole soffocanti l’estro creativo”?
    Per chi scrive haiku (quelli veri di haiku) le peculiarità di questa poetica non sono affatto “scatole soffocanti l’estro creativo”; bisogna però saperci arrivare a scriverli, altrimenti ci sono altre forme: poesia, aforismi, massime ecc.

    Attendo con interesse, tutto senza “nessun intendimento polemico” neppure da parte mia.
    Saluti
    Ale

    • Partecipando con identico spirito non polemico, bensì di gusto personale in primis e in base alle nozioni di prosodia e metrica di cui dispongo, ritengo da accogliersi le domande.
      Rispondo ai punti:
      1) il “troppo rigore” è, ad esempio, la limitazione di temi ed argomenti ma anche di parole che possono entrare in quel tipo di componimento (per non parlare del numero di sillabe, cosa che, se per un poeta giapponese già di suo può essere un limite, figuriamoci per chi vuol seguire lo schema ma con idioma italico o comunque diverso)
      2)”sbattere contro”, non era mia intenzione precostituita, però ammetto di prediligere un modo di esprimersi più spontaneo (ma non del tutto vuoto di tecnica, che , in mio parere, se riesce a coniugarsi adeguatamente ai sentimenti dà luogo ai capolavori), come le assonanze (non forzate) e i versi sciolti
      3)l’estro creativo spesso esige forme più elastiche per risultare nella sua massima purezza e spontaneità, non sempre, però io penso sempre alla storia della musica da Vivaldi a Mozart a Beethoven e chi dopo ed è testimonianza di un sempre più avanzare della libertà d’espressione rispetto alle formule canoniche (parallelismo figure retoriche/ giri di note)
      Ciò detto, rispetto chi scrive in modo differente e soprattutto sono aperto alle “sorprese”, infatti se mi capitano haiku (tradotti o meno) li leggo; poi spero mi riesca a fare una mia opinione al riguardo. Volevo principalmente condividere/dar assenso al contenuto di questa lirica in particolare.
      Confidando nell’aver dissolto dubbi vari ed eventuali, ricambio i saluti.

  3. Bene! Chiarito il suo punto di vista, sicuramente lecito, rimane il problema di fondo:

    Se lei pensa che le caratteristiche, la logica e le peculiarità della poetica haiku:
    – siano un limite (non lo sono per niente)
    – o pongano un limite a un autore (non è mai un limite, è una porta spalancata)
    – o possano “soffocare” l’estro creativo di un autore (esaltano, non soffocano)
    significa che lei non ha capito la logica e lo spirito di questa straordinaria poetica.
    Stesso discorso vale per Silvia, l’autrice che nel commento del precedente haiku parla di “rigide schematizzazioni dei generi letterari”.

    Chi scrive queste cose, evidentemente non solo non ha capito cosa sia uno haiku, ma rende evidente il fatto che non ha il minimo interesse a capirlo. Anche questa è una posizione assolutamente lecita, quello che non ha senso è cercare di stravolgere il genere (producendo e postando componimenti che non sono per niente haiku, chiamandoli e spacciandoli per haiku) come ha fatto Silvia e teorizzare su “scatole soffocanti l’estro creativo”, cercando di snimuire qualcosa di bellissimo ed estremamente difficile (come ha fatto lei nerodavideazzurro) senza conoscere minimamente ciò di cui si stà parlando.

    La poetica Haiku è qualcosa di straordinario che conduce all’essenza (alla vera essenza) è un “percorso interiore” che non ha niente a che vedere con il postare qualcosa per il piccolo (e spesso futile) piacere di consensi di amici.

    Per chi non si cala in quel mondo e non arriva a capirlo (quel mondo) c’è la poesia (la poesia punto) dove c’è tutto e dove ci stà tutto, anche qualche forma di essenza che si avvicina allo haiku senza essere haiku.
    Se prendiamo “Soldati” di Ungaretti, per esempio, abbiamo una poesia bellissima, di più, una poesia eccezionale, ma non è uno haiku. Ha lo stesso valore degli haiku fantastici di Basho, Issa, Buson e Shiki, ma non è uno haiku.

    Se non si conosce il mondo Haiku si può benissimo fare poesia o aforismi o massime ecc.

    Non si deve snaturare o stravolgere qualcosa che non si conosce (Silvia)
    Non si deve sminuire o teorizzare su qualcosa che non si conosce (nerodavideazzurro)

    Saluti
    Ale

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