4 Comments

  • Ale ha detto:

    Non ci siamo!
    Mi sono affacciato a questo blog, ma già dal primo componimento che si legge non si può non notare che siamo proprio distanti dal mondo haiku.
    La poetica haiku ha determinate logiche e peculiarità universalmente riconosciute; oltre ad una evidente mancanza del “kigo”, quì manca anche l’elemento assoluto e imprescindibile di questa poetica: il “quì e ora”.
    Mi dispiace ma non è possibile chiamare questo componimento “Haiku”.
    Saluti
    Ale

    • silviacavalieri ha detto:

      Ciao Ale,
      pubblico il tuo commento (che non è comparso in chiaro sul blog, ma era in attesa di approvazione, forse perché era il tuo primo accesso) con le sue puntuali precisazioni. Poiché non credo alle rigide schematizzazioni dei generi letterari, lascio la replica ai miei lettori e colgo l’occasione per ringraziarli del sostegno, dell’attenzione e del tempo che mi dedicano.

  • Ale ha detto:

    Perché non vengono esposti tutti i commenti?

  • Ale ha detto:

    Ciao Silvia,
    ti ringrazio per la risposta, non capisco però perché lasci la “replica” ai tuoi lettori, non sono mica loro che hanno scritto questi componimenti… e soprattutto non sono loro che li hanno postati come “Haiku”. Se ritieni quindi di poter sostenere che (per esempio) il componimento sopra dettagliato sia uno Haiku, allora replica tu e difendi il tuo pensiero.

    Tu scrivi che non credi alle “rigide schematizzazioni dei generi letterari”, non per questo devi annullare secoli di storia letteraria di un paese come il Giappone e snaturare la poetica Haiku che sembra qualcosa di semplice e che, al contrario, è estremamente complessa.
    Mi dispiace confermartelo ma non basta una struttura 5/7/5 per fare uno haiku; se si vuole scrivere “pensieri filosofici”, “massime”, “aforismi” o “poesie” va benissimo, basta chiamarle con il loro nome.
    Quello che leggiamo qui sopra non è Haiku.

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