La bella donna

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Silvietta

Il giorno, oggi,

mostra una buona cera,

eppure non cela

brividi di vento, ancora.

Anche io quando mi sveglio

riparto col sorriso,

perché, pochi lo sanno,

sono nata così,

di domenica, cantando

e per i miei primi tre anni

ho sempre riso.

Mi hanno spezzato il cuore

trecentomila volte, almeno,

con colpa o senza colpa,

ma questo poco conta.

Così quando mi sveglio,

l’orecchio sul cuscino,

odo le incrinature

e il galoppo del tempo.

Sono una bella donna,

ma rido molto meno

e sento intorno il freddo

nel sole del mattino…

Quanto manca?

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canale

Manca un’ora e quaranta.

Voglio la mia libertà.

Ma ti rendi conto, madre pazza,

che la felicità

che mi hai donato

quando ti sono nato,

me l’hai levata tu,

giorno per giorno,

con le bugie insensate?

Oggi c’è la primavera

qui intorno e il mare

rigurgita azzurro e sale

nelle onde del canale.

Tutto un giocare,

ancora per poco,

poi il sole andrà a tramontare.

Ti ricordi la prima elementare?

Io, in un anno, ho imparato,

come mi avevi chiesto,

a leggere e a far di conto.

Poi non ti è più bastato.

E ora sto chiuso dentro,

quando basta,

otto ore al giorno,

più l’intervallo del mangiare.

Ora che ho perso il sorriso

e molti dei miei bei capelli,

riesci ancora a gloriarti

di avere un figlio impiegato?

A volte il sole mi ama

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sole al tramonto personificazione

Il mare è arancione,

un letto di luce

un regalo da amante

e drappi d’oro

tutt’intorno.

Emerge dalle onde

e diventa immenso

il cielo: plaghe azzurre

e drappi densi grigi

da funerale tesi.

L’aria così liquida

di metallo fuso

da non respirare.

E musica immaginaria

di silenzio assordante.

E lui il sole liquido cuore

di luce di sangue

di angelo e carne

splendido amante

si cala nel mare.

Mi ama fin dentro

vene e anima

da farmi tremare

E prima di sparire

un attimo prima

mi guarda ancora

una volta:

Un lampo verde

sorriso carezza

e scompare.

Venezia (appuntamento in sogno)

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Venezia col padre

 

Dai, andiamo a Venezia

io e te da soli. Ti ricordi?

Saziarci d’ali di piccioni,

io che ridevo, ma morivo, intanto,

di paura. E poi sgranare gli occhi,

tanto era l’incanto della laguna.

Un’emozione così grande

la bellezza, per il piccolo cuore,

che ti stringevo la mano,

per aver consolazione.

Stanotte ti ho sognato

e stavi molto male, babbo,

non l’ombra di un sorriso

sul tuo ultimo volto da ospedale.

Dai, facciamolo tornare,

il tuo sorriso,

vediamoci a Venezia,

quando vuoi andare…