Delirium (uscita dal solco)

delirium in rosso

Arrivato è il suono

dell’autobus da sotto,

quattro piani fa,

per essere precisi.

Sono le nove

ante meridiem

e ho preso la febbre,

così tengo il cielo

fuori da me.

Sono isolata

nella mia solitudine

nell’inutile mondo

delle cose importanti,

i piatti, i bicchieri,

la lavastoviglie,

le pareti coi quadri,

il bucato da fare.

Rorida prigioniera

di tosse e di brividi

penso alla gente

che chissà dove va…

Pomeriggio in casa

 

La tubizzata delirio

Adesso la solitudine

ha una voce di macchina,

tubi dell’acqua,

turbìne in cantina,

chissà. Respiri del nulla

e io qui da sola

con la mia voglia di dire,

riempire, riempire

il vuoto di un tempo

che più si prolunga,

più  perde senso.

Intanto che ascolto,

mi sento, respiro,

amo tossire, così,

tanto per fare…

Sottovoce racconto

alla  ventola chioccia,

noiosa ma fresca,

il nonsenso dell’essere

senza il capire.

Il vicino di casa

il vicino di casa

E poi, dopo giorni

veramente duri,

caro vicino,

col piccolo cane

con cui passeggi

la tua solitudine

sui freschi viali

di una città di mare,

il mattino,

caro vicino,

mi arrivi tu,

col tuo sorriso

sempre più disilluso

e, ben informato

su tutti i miei mali,

mi consegni così.,

fra la fretta di strada,

il marciapiede,

e la cristallizzazione

della portiera dell’auto

che già si chiude,

perché me ne vado,

mi consegni così,

col tuo sguardo

disarmante disarmato

annacquato,

la voglia e il motivo

per trovare un sorriso:

“Si vogli bene, mia cara!”

e riguadagni la porta di casa.

Giardino d’inverno

bosco-nudo

Anche oggi la solitudine

m’affama d’amore

e tanto più il silenzio

scava solchi nel mio cuore

quanto più il frigido inverno

tacita e spoglia le aiuole,

non più trilli né rose odorose,

ma caduta di foglie,

di speranze, di voglie,

così che il sogno di andare

diventa mendace chimera,

resterò qui, aspettando la sera…

(Non so mai se pregare

che non cambi più niente

o che qualcosa si muova.)

il mio studio

divano

Musiche d’antan

la California alla televisione,

i suoi vigneti esperti

l’uva che anche qui matura.

Un altro giorno esplora

le strade del tramonto

il mio angolo di solitudine

lento si oscura. Guaisce

il cane della casa accanto

si lacera in quest’ora

il cuore nel rimpianto.

Voce del verbo bannare

manichino modificato

Voce del verbo bannare

 

Io ti vorrei bandire dal mio cuore,

ma oggi si dice bannare.

Sono passati tanti anni

da quello che credevo amore,

tanti che non ricordo

se valesse la pena

di piangere per te.

Io sono un’anima bianca,

sempre che l’anima esista,

che io ne abbia una

e che abbia un (non) colore.

Innocente fino a essere scema,

la mia anima ha una bocca stupita,

sempre che ne abbia una.

La mia anima non ti banna,

sempre che io ne abbia una.

La mia anima salva le briciole

di un sospetto d’amore

per quella fame che la sera l’assale

quando si accorge di essere sola.