La tamerice

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tamerici

Un mare inquieto

agita schiume fossili.

Ancora vento amaro

ancora una volta

travolta dall’addio.

Agitata, fragile tamerice

schiusi per te

rosei fiori precoci

eppure polverosi.

Così diversi, noi due,

qui nella vita.

Nella sua rossa polvere

a lungo calpestata,

lame di acciaio,

pozzanghere di lacrime

lucide del riverbero

di un repentino sole…

Così diversi, noi due,

qui nella via,

incrociavamo i rami,

sordi all’altrui dire:

tu, il selvaggio caprifico,

io, la tamerice.

Prato d’inverno (alla fine dell’anno)

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Inverno

Potrà tornare a piedi nudi

un’altra primavera

in questo prato

aspro di brina?

E la mia casa così sola

aprirà come occhi

le finestre al nuovo sole?

La mia porta sarà schiusa

e con l’acqua del disgelo

canterà di vita il cuore?

Nemmeno qui

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verso sordevolo d'inverno

Ha steso l’inverno

una coltre di brina

sui prati di un tempo…

Un sole azzurrato

asciuga i ricordi

il tormento del vento

congela ogni pianto.

Eppure ritorno,

ostinata ritorno.

Ma ogni luogo è un esilio,

ogni meta un ostello,

non c’è posto per me,

non riposo, non casa.

Apollo stanco (mitologia inventata)

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Ippogrifo tre

Trascinando il suo carro

impolverato di sole

Apollo stanco

al chiuso lo ripone.

Striglia Eòo, Eto,

Flegonte e Piròo

ed ogni sera li guarisce

con l’acqua dall’arsura

con le mani dalle ustioni

alle povere ali.

Poi la biada…

Non sa se questa

vita eterna sia beata

non sa se a oriente

tornerà per liberare

il sole ancora domani…