Perdersi

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tramonto dalla finestra firmato

Una difficoltà incommensurabile

a uscire dalla contemplazione

di un mio vuoto scuro, doloroso

opaco e calmo in modo spaventoso.

Strano toccare il fondo senza cadere

e senza preavviso. Eppure qualcuno

di nascosto in silenzio mi ci ha spinto.

Non so quanto tempo in ore o anni

richiederà il mio risalire fangoso

perché c’è dolcezza, amaro trastullo

nel non vivere senza dover morire…

Tensione superficiale di un assurdo vespro

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esplosa veramente firmato

E’ inutile proprio

che io mi tenga

la testa,

non è che si stia

rompendo

solo che dentro

c’è un rumore

assordante,

mentre fuori

implode il silenzio.

Poi s’inverte

il vettore

della mia disperazione

scoppia la bolla

che mi sottende

suonano le campane…

La barca

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arenata

Sul limitare della duna

non così lontana dal mare,

arenata nella sabbia,

io sono il mio silenzio,

barca mutilata dei remi,

né più onda sarà grembo

alla mia voglia di andare.

Non porterete fiori. Per me

già li semina il vento…

Un addio

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maggio firmato

Con la voce di plastica

ripetevo perché,

con il fiato già amaro

generavo nel cielo

angosciati polimeri,

doppi, tripli perché.

Tutto nudo sui prati

c’era Maggio in calore,

fecondava la terra

che fremeva di fiori.

Se lo avessi imitato,

se ti avessi baciato!

Dentro al gorgo profondo

di un dolore anecoico

ascoltavo il mio  sangue:

Martellava perché,

ripetevo perché.

Arrivò la risposta,

oggettino tagliente:

“Tu sei troppo perfetta,

tu sei troppo per me.”

Il silenzio compatto

generò nebbie insane.

Forse Maggio fuggiva

per paura di noi…

 

 

 

 

Museo d’arte moderna: installazione

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roveretomartcornice_Fotor

La mia disperazione

è grigia e solitaria:

una donna di pezza senza faccia

chiusa

in un polveroso confino

giallo ed arancione

sondato, a caso

da fasci di raggi

troppo luminosi.

Il suo silenzio dilaniato,

a caso,

da urla di sirene.

L’alba di mia madre (a Genova)

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Arco di alba fusion

È da molti giorni

che, cercando l’alba

più bella della vita,

quella di Eos che danzava

e con sciarpe rosate

frustava l’immenso,

io rivedo invece

la più triste.

E tu che morivi, intanto

e dal cielo le fiamme

a lambire la tua casa

tutto intorno

e c’era una gran musica

che sorgeva all’orizzonte

tracimando in mare,

eppure silenzio…

 

Sono tornata!

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C’è un bel silenzio

come di neve…

Scorrono pensieri

come le nubi

gusto il ritorno

perle di miele

lagomontano

Nota

Forzata immobilità imprevista, giorni molto difficili, ora un prudente riaffacciarsi a queste giornate così lente, ma che percepisco diverse, come se cominciassi a valutare meglio la preziosità della vita: ecco il cielo, ecco il sole, l’aria, le carezze degli sguardi e delle mani di chi mi ama. Ringrazio qui tutti quelli che leggono e apprezzano le mie poesie, cui non ho potuto rispondere singolarmente, come ho sempre fatto finora. Forse per un po’ i miei ritmi saranno diversi, tuttavia… sono qui!