Il mare come stasera

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vinoso mare

Mare vinoso mare,

diceva bene Omero,

quel vino spesso e brusco

che poi non vedi il fondo

e affoghi nel bicchiere.

Bere vorrei il colore,

quando io penso al blu

e invece è quasi nero

col porpora e coll’oro.

Chissà com’è il sapore…

Di sangue, vita e amore

e questa ostinazione

del nascere e morire

…Intanto si fa sera.

Esequie del mirabolano

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esequie del mirabolano

L’altra notte il libeccio

ti ha preso, susino,

schiantandoti al suolo,

crudelissimo vento…

Il volo dei fiori

mi par di vederlo,

protendersi ancora

nel cielo azzurrino,

quasi cantasse

in un candido trillo

l’attesa dei frutti

e la gioia feconda.

Giacendo riverso

mi mostri i tuoi figli,

che mai cresceranno,

non più grandi di olive,

ma gravi nel peso

per tutti i tuoi anni

e le crepe e gli scavi

nel tronco rugoso.

Speranze senili,

mai più splenderanno

di oro e di sole

le tue mirabelle

e io piango, per te,

mio bel mirabolano,

e piango per me,

per tutti questi anni,

per il sapore d’estate,

così dolce e un po’ asprigno,

che non so se ritorna

e intanto lo spero.

La balena

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balena-in-spiaggiamento

Grissini al cioccolato

complementi nutrizionali

e una noia mortale.

Spiaggiata senza forze

alla televisione

arenata nella sabbia

di un divano nero

che ingoia le mie ossa,

povera balena, coi fanoni

filtro il krill dei giorni

e vorrei bocconi grossi

e di maggior sapore.

Metafore verdi o della dolce vita

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Aperitivo verde

Un aperitivo virtuoso

analcolico alla frutta

per mettermi al riparo

dal barman spiritoso

che si diverte tanto

a tagliarmi le gambe

senza nemmeno lame.

E mi arriva la cosa

al tavolino. Un’acqua verde,

torbida parecchio,

dal sapore medicale,

ma accattivante

come un tranquillante

in gocce, però in bicchiere.

Due cannucce nere.

Devo proprio bere.

Più in basso, annegato,

ma animato, si muove

uno sgraziato pezzo

di lime molto amaro

che, ad ogni sorso,

diffonde più veleno.

Forte suggo la consolazione

drenando dal fondo

uno spesso strato

di zucchero di canna.

E poi la punizione:

A bevuta finita,

mi ritrovo la lingua ustionata

dal pepe di Cayenna,

ma, se è peperoncino,

me lo dirà l’intestino.

La cameriera sparecchia

che non ho ancora finito

di ritrarre il bicchiere,

manie da pittore

senza saper disegnare…

Poi arrivi tu,

amico mio sincero,

col ciuffo di capelli nero,

gli occhiali da mistero

e il sorriso disarmante.

E smetto di pensare

a quanta simmetria

c’è fra il beverone verde

e questa vita mia.

Un anno

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tartine

È stato un anno molto duro,

e il nostro amore strano.

Cerco qualcosa di noi, se è rimasto

e non so dove posso trovarlo…

Sotto il cuscino forse?

O in una fetta di salmone,

nel gusto strano, intenso,

che ti rimane in bocca e sulle mani?

O nelle perle di caviale nero

le poche ore stritolate sotto i denti

per masticare i resti rotolanti?

O nell’aria della stanza ancora chiusa

vedere e rivedere quei risvegli…

Quando diventammo noi così diversi,

un piede giù dal letto ed è la fine?

Noi siamo ancora e sempre noi,

ma io mi osservo e resto io

e tu ti guardi e resti tu.

E il nostro amore così grande,

così incapace di fusione

svanisce lentamente nello specchio.