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L’abbandono (musica che fa male)

By Poesia No Comments

pianoforte firmato dimagrito

Col maglio di Stravinskij

forgia il cuore

note contorte

battute e ribattute

sopra incudini

roventi di dolore.

 

Cade il tempo

da orologi di tortura

ed ogni istante

ridiventa eterno

nella liquidità

del male universale.

 

Funamboliche dita

di un pianista geniale

in staccati martellanti

di scintille minimali

ripetono risate

dei giorni dell’amore.

 

Un recitativo folle

grottescamente implora

un canone eterno

di ricordi incalzanti

così che io muoia

ancora ancora e ancora…

Non così, non ha senso

By Poesia 2 Comments

alberi nella nebbia

Righe di polvere

sui nostri ricordi

e tu che ti ostini

ad allevare le tarme.

Ma non senti

che mi fai venire la tosse?

e che la notte

mi manca il respiro?

E butta via tutto!

Se vuoi continuare

ci serve il futuro

Nemmeno qui

By Poesia 3 Comments

verso sordevolo d'inverno

Ha steso l’inverno

una coltre di brina

sui prati di un tempo…

Un sole azzurrato

asciuga i ricordi

il tormento del vento

congela ogni pianto.

Eppure ritorno,

ostinata ritorno.

Ma ogni luogo è un esilio,

ogni meta un ostello,

non c’è posto per me,

non riposo, non casa.

Cieli in corsa

By Poesia 3 Comments

Porto con me

istantanee di cieli.

Cieli che fuggono

mentre io vado via

e spargono al suolo,

alle mie spalle,

lembi di azzurro,

gocce di pioggia

ricordi rimpianti…

La palude di Giacomo

By Poesia No Comments

Palude di giacomo

Laggiù, nel tormentato

antico stagno

dove sepolti stanno

gli sfagni dei ricordi

e le torbiere antiche

dei miei nascosti affanni,

vorrei tornare, un giorno

a calpestare le malferme sponde

ed osservare con spavento i gorghi

e l’affiorare delle grasse bolle

e il loro infausto dire.

E poi cadere piano ed affogare

e ritrovare infine in fondo

il verde molle fiore algale

di quel lontano forse morto amore.

Dalla foresta al torrente Cervo (guadando il tempo)

By Poesia No Comments

Rosazza fiume

Quando il sole, al di là della foresta,

corre libero lungo la pianura

e per le mandrie è già l’ora di tornare

e noi qui, sotto gli alberi che sono già neri

fitti di ricordi, di rimpianti, di pensieri

tanto che pare già scesa la sera

per noi prigionieri, ecco, in quest’ora

raccoglierò a terra, fra gli aghi di pino

gli ultimi raggi dorati, come fossero crini…

…e intrecciarli per far comparire l’antico:

i nostri balzi guadando il torrente

per lasciare la strada alle mucche

così impazienti, e noi pure,

perché già giungeva il tramonto

a dipingere d’oro e l’acqua e l’amore

e le risa dei nostri bambini…