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L’ora oltre

By Poesia 8 Comments

Tu fosti

Chissà che in quest’ora molto inquieta

tu non venga accanto a me per poco,

il tempo per le labbra di sfiorarsi,

raccontarsi la vita in un sospiro

e poi tornare, ognuno, nel suo mondo

e, quel che è peggio, amore antico,

nel suo tempo, gementi, come larve,

di inutile dolore e di rimpianto.

Tu fosti. Sono ancora e in me ti vivo…

Festa a sorpresa

By Poesia 3 Comments

Brucia strega

Un vero tormento della vita

è programmare,

quando la giornata è finita

affollare il domani

fino a farlo scoppiare,

dal poco, l’igiene personale,

-mi lavo prima i denti

o prima faccio il bagno?-

a quello che succederà

al mio funerale.

Io voglio che nessuno pianga

e cibo e vino, in abbondanza

e abiti stracciati dal dolore,

come imporrà la circostanza.

Sarà la mia festa a sorpresa,

talmente sorprendente

che mi sorprenderà

protagonista assente.

Ansia anticipatoria

By Poesia 3 Comments

corona di spine

Un giorno morirà l’ispirazione.

Una brutte cicatrice nera

fasciata di pudore

e la gran voglia di guarire

girata intorno al collo,

un irto tatuaggio di dolore.

Questo resterà della mia voce:

laringectomia del canto,

poi un silenzio atroce.

Strudel di mele

By Poesia 6 Comments

converasazione
Non so cosa faremo

per la mancata

coincidenza

dei nostri giorni neri,

pensier  tristi

e cose affini.

Sarebbe un sogno

mescolare l’amaro

di pianti diversi

e, comunque,

capirsi!

Quando faccio

lo strudel di mele,

penso a mia madre

che con quel dolce

mi curava

il raffreddore.

Forse dovrei

io sperare

che quel tuo ridere

che a volte fa male

per essere così

maledettamente

fuori dal mio tempo

del dolore,

abbia lo stesso potere?

E tu, che te ne fai

del mio ostinato sole

quando dentro di te

c’è il fortunale?

Io, per guarirti,

ti porto sul mare

a passeggiare

e inquino la tua rabbia

con le mie parole vane,

semplicemente

perché, di notte,

tendo a sognare…

 

Ballata triste della bambola Cristina

By Poesia 8 Comments

conversa

 

Avevo una bambola,

si chiamava Cristina.

Era bionda, aggraziata,

non ancora una donna

e non più una bambina.

Lei soffriva da sempre

di fragilità d’ossa,

non per qualche mia colpa,

ma per troppa finezza

del suo latteo biscuit.

La facemmo ballare

col suo roseo vestito

e conobbe l’amore,

sempre più dilaniata

da implacabile male.

Frantumato il bacino,

corse al pronto soccorso

sul carrello tv.

Interventi alle gambe,

fasciature di scotch.

Gli ondulati capelli,

ora simili a stoppa,

le cadevano a ciocche,

a mostrare lo sclapo,

cencio verde segnato

da corone di buchi

ed il suo fidanzato,

spaventato, fuggì.

Stava solo sdraiata,

ancor dolce nel viso,

capo e corpo occultati

da finissimi lini

rubacchiati al corredo

dalla nostra pietà.

Rinunciammo a un guanciale

per lasciarla dormire.

La andavamo a trovare

nel suo strano ospedale,

un ripiano d’armadio,

dietro all’ampia specchiera.

Era troppo lo strazio

nel vederla così.

Supplicai mia sorella

che potesse morire,

con il prete, i bei canti

ed un gran funerale.

L’amavamo, ci amava,

dopotutto era viva

e il coraggio mancò.

Ogni giorno di più

lei si mise a pregare,

sublimando il dolore

in crescente virtù.

Col bel cranio rasato

(dal suo capo perfetto

fu staccato lo straccio)

con la mia sottogonna

come candido saio,

entrò un giorno in clausura,

prese i voti, fu suora.

Non sapemmo più nulla,

non potemmo parlarle,

né vederla mai più.

Molto tempo è passato,

ma ogni tanto mi chiedo:

“Chissà quanti mai anni

ha vissuto in cantina,

la mia amata, la bella,

l’inviolata Cristina”?

Un addio

By Poesia 3 Comments

maggio firmato

Con la voce di plastica

ripetevo perché,

con il fiato già amaro

generavo nel cielo

angosciati polimeri,

doppi, tripli perché.

Tutto nudo sui prati

c’era Maggio in calore,

fecondava la terra

che fremeva di fiori.

Se lo avessi imitato,

se ti avessi baciato!

Dentro al gorgo profondo

di un dolore anecoico

ascoltavo il mio  sangue:

Martellava perché,

ripetevo perché.

Arrivò la risposta,

oggettino tagliente:

“Tu sei troppo perfetta,

tu sei troppo per me.”

Il silenzio compatto

generò nebbie insane.

Forse Maggio fuggiva

per paura di noi…

 

 

 

 

Il vento

By Poesia One Comment

aereo e montagna

Nella testa pesante

un rumore di aerei

sarà il vento che parla

o la voglia di andare…

Per sottrarmi al destino

per il pianto che sento

dalla sera al mattino

… Non doverlo ascoltare!

Non esiste paese

con confini più sordi

di quanto urli il dolore

sono piccole gocce

del tuo pianto bambino

o quei fiumi impetuosi

della guerra e del male.

E rimango, scavata

come un petto senile,

sono solo una madre,

ma non posso cantare.

Quando un uomo muore

By Prosa No Comments

tunnel

 Ebbe la nuova percezione di una luce bianca, dall’intensità vibrante.

“J’etais morte sans surprise et la terrible aurore / M’enveloppait…” riuscì a pensare. Baudelaire aveva previsto anche questo.

“Eh quoi! N’est ce donc que cela?” Però c’era, in più, il dolore tremendo.

E poi? Sarebbe stata la volta del sipario? No, non ancora, anzi mai. L’uomo non avrebbe visto che cosa c’era, dietro alle quinte. Questo succede solo nei racconti deliranti dei sopravvissuti.

L’uomo morì, come tutti, appena un attimo prima che si alzasse il sipario o prima che si spegnesse il misterioso interruttore del nulla.

Non sentì “clic!” come si era sempre immaginato, non ebbe la percezione del buio dopo la luce bianca, né vide apparire la Verità che gli si offriva sdraiata, per saziare le sue brame di conoscenza e di immortalità, bella con suo sorriso leonardesco, la nudità svelata dal lento dischiudersi delle spesse cortine di velluto rosso…

Bianco e nero

By Poesia No Comments

arrabbiata-

Ciao. Devo lasciarti

al tuo fragile destino.

Tu, farfalla visionaria

che in ogni goccia

di rugiada vedi Dio

e che non mangi

aspettando di volare.

Io. Accidente immerso

in un miscuglio di cibo

di fanghi di dolore

di sangue e di piacere

un fiume lento denso

che chiamo Vita ed amo…

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