Ore ventuno e venti

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Persona astratto

Scusa, volevo dire

che sono più delle nove,

le ventuno e venti

per essere precisa.

E non tirarmi così,

in questa raffinata tortura

antica come Ettore e Achille,

legata al tuo carro

lungo la rovinosa

strada del destino,

i miei fragili polsi

e la testa già immersi

nel  sangue dorato

dell’occaso,

io, obolo estremo

di un amore sfinito

e le caviglie sottili

coi piedi in cammino

verso l’oriente

e il suo sole nascente.

Mi spezzerò presto

per questa agonia

che da tempo mi è vita…

Jump, baby, jump!

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la donna viola che balza nell'abisso

E poi ho deciso di accettare

il balzo nel vuoto del futuro

e questo presente destrutturato.

Mai più interagire col destino,

mai più programmare, ma buttarsi

nell’orgia spesso amara della vita.

La profezia non si può contraddire,

non si può fermare il flusso

univoco della freccia del tempo.

Io ci sono fin che ci sono e vivo

come capita, bevendo il veleno

del tempo che passa, giorno per giorno,

e qualche bicchiere di birra, almeno,

a mia discrezione e piacimento

per dimenticare questo lento

affogamento. Per la morte

non c’è né cura, né prevenzione.

Guardando l’Aristide Bruant di Toulouse Lautrec

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Richard

 

Tracciati in nero i tratti  acuti del disegno

un progetto di uomo, un ghigno nel vento,

il pesante cappotto, il cappello, la sciarpa

il suo nome stampato a chiarirne il destino

e l’arte o il mestiere per gridarne la fama.

Non è molto, ma basta per inchiodare un’anima

su uno steccato giallo che scherma la notte.

O come vorrei possederti io

così profondamente fino a farti un ritratto,

non in virtù dell’arte, ma solo per amore!

La parola fine

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pagine nel campo

Dopo aver gettato a spaglio

fecondi semi neri, i segni

che traducono i pensieri,

con lo sguardo appagato

ho visto biondeggiare un campo.

Poi le spighe si son svuotate dentro,

e si sono afflosciate al primo vento.

Dove, e perché, io mi domando,

la loro vita non ha più avuto senso?

Ora piove quasi tutti i giorni

e io ci penso. Poveri personaggi

senza colpa, affacciati per sempre

dal quattro agosto di quest’anno

a una pagina bianca, cui manca

la parola fine, la falce, il compimento

del libro e del destino!

Senza mietitura non c’è grano…

Fate

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frattura prima falange firmato

Abbiate  pietà

della disperazione,

fate cattive

del destino,

che ad ogni gioia

mescolate sale,

acqua di pianto,

terra di cimitero.

Se il gabbiano

le al s’é spezzate,

lasciategli almeno

la notte per sognare…

Vorrei restare

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castellodelcuorenubibianche

Mi piacerebbe avere

quel castello nel cuore

di cui parlo tanto

nei miei ovvi deliri.

La mia casa è nel vento

per cupo destino

e nulla io stringo,

né posso godere

in affanno ramingo.

È già ora di andare…

Il vento

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aereo e montagna

Nella testa pesante

un rumore di aerei

sarà il vento che parla

o la voglia di andare…

Per sottrarmi al destino

per il pianto che sento

dalla sera al mattino

… Non doverlo ascoltare!

Non esiste paese

con confini più sordi

di quanto urli il dolore

sono piccole gocce

del tuo pianto bambino

o quei fiumi impetuosi

della guerra e del male.

E rimango, scavata

come un petto senile,

sono solo una madre,

ma non posso cantare.

Bolgheri

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Bolgheri cornice

Così triste

vederti camminare

due passi avanti a me

come a scrutare

la strada del destino…

Una tardiva primavera

mi ha guarito

per non veder rugiade

dentro al tuo sguardo bruno.

 

L’amazzone

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schizzo amazzoneuno

Così vicina all’inverno,

cavalco il libeccio senza sella

aggrappandomi ai crini,

giù per le valli ombrose

del destino,

senza sosta né meta,

sempre cantando.