Grida

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Ho visto lottare in volo

aironi e gabbiani, ieri.

Belli, alteri, grandi volatori,

crudeli, fieri. Così pronti

a ferire a morte con la morte

la serenità dei cieli.

Come va?

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C’è un vento tremendo, amore

che smentisce il sole.

Che sia caldo non importa,

frusta i ricordi, pungola il cuore.

Quante volte ho dormito

come un agnello mansueto

fra i tuoi zoccoli insonni

di stallone irrequieto?

Se si aprisse il recinto,

resa folle anch’io

dal fiato della vita

che, benché tardiva,

ancora spira,

fuggirei ventre a terra

oltre al verde dei prati,

oltre all’azzurro del cielo,

fino alle frange del tempo,

nubi bianche gelate,

appese all’orizzonte estremo.

 

 

 

 

 

 

Nel sacco dei sogni

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danzatricedizuccheroconpoesia

 

O giornalista o ballerina…

ma che capivo

io di me? Non so.

Ero soltanto

una bambina.

 

Questi versi per parlare un po’ di me. La danzatrice è una mia operina di arte effimera, creata con un pizzico di zucchero e l’aiuto del mio dito indice sul tavolo di cucina, bevendo il primo caffè del mattino.

Almeno tu

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Paolopiccolo

Dagli una buonanotte stasera

che sia come la coperta

rimboccata dalla mamma.

Fallo tornare bambino,

oggi che ha avuto paura

del buio dei cuori,

paura del mondo,

si è chiuso nel bagno

e ha pianto.

 

Al compagno di viaggio

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marepazzo

 

Come tu vuoi…

Andremo oltre ogni mare

a nutrire di lacrime

oceani sconosciuti.

Insieme e divisi

diversi e compagni.

Tu. Con la tua voglia

di andare. Rinata

dai lombi senili.

Finalmente ascoltata

mummia sbendata,

eppure neonata.

Ne accontenti i vagiti

che non sono innocenti.

Nelle bische fumose

delle voglie tardive

noi, corrotti avventori,

ci compriamo la vita.

Giovinezza, ricchezza

fanno bella anche me.

Come veli sapienti

le drappeggio sul corpo

a celare i suoi tempi,

per strapparti un sorriso.

Io. Così diversa da sempre.

Nata per vedere

fin dal primo pianto.

Ma curiosa, felice

di nutrire il rimpianto

fino a farlo scoppiare

in brandelli di gioia.

Ah, compagno rinato,

per questi mari andiamo!

Fino all’orizzonte estremo

sperimentiamo…

Perduta immensità che non ritorna (conversazione sulla spiaggia)

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Riccardospiaggiadue

Quanto di questo ci appartenga

non ci è dato sapere, amore mio…

All’improvviso nel vento mi rispondi:

Tutto quello che con gli occhi portiam via,

finché dura questa vita e così sia…

Supplica baudelairiana

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internochiesacomofantasmatica

 

Ah! Insensata Brigitta

che hai fatto lo sgambetto alla tua vita

e sei finita giù, giù, giù.

Potesse risvegliarti il lieve tocco

delle dita di tua madre

che t’accarezzano il viso di cera,

falene disperate!

La senti come piange?

Ti ha amato. Le manchi.

Ah! La morte, bestia impudica

che leccava il tuo sangue,

china sull’asfalto bagnato.

Godeva. E rideva, rideva. Che iena!

Sapessi quanta folla hai radunato

nella piazza dell’ultimo teatro.

Bella gente! Sfaccendati, curiosi, morbosi.

Un successo. Qualcuno ha vomitato.

Ma adesso, sorgi dal lettino di marmo!

Troppo stretto per te, troppo freddo.

Sarà lunga la notte all’obitorio,

in mezzo a quei due vecchi stecchiti

con gli abiti neri ammuffiti.

Senza Bobo, l’orsacchiotto lilla

con le orecchie rosa consumate.

E tu sei bella nel vestito lungo bianco,

ricoperta di fiori. Sembri la Primavera.

Dai! Stringi la mano di tuo padre

che ti aiuta ad alzarti.

Lo so. Quel giorno aveva fretta

e non ti ha voluto ascoltare.

Però, oggi, il tempo l’ha trovato.

Brigitta, perché l’hai fatto?

Per un misero bacio del perdono

che troppo ti è mancato?

Su, non essere cattiva.

Tra poco se ne andranno.

Torna a casa con loro.

Li senti come piangono?

Sono pronta a giurarlo:

li hai puniti abbastanza.