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Castità

By Poesia No Comments

Io conservo fra le mani

due o tre perle di respiro

da cacciare fra le pieghe

della notte in consunzione

e il mio capo a ciondolare

disperato sul cuscino,

derelitti il ventre e il seno,

pur ardendo antiche braci

già confuse negli albori

di un chiarissimo mattino.

 

20 marzo 2024 Equinozio di Primavera

By Poesia No Comments

Corro nei prati teneri

di verde primavera,

saltabeccante pecora,

illusa fino a sera

e grido al cielo chiuso,

nel suo silenzio freddo,

che tornerà l’amore

e spero con chi spera.

Belo poesie dolciastre

e intanto mangio primule,

perché per l’equinozio

è consentito illudersi,

bere un po’ più del solito,

veder la vita in rosa.

 

Buona Primavera a tutti!

 

Angelo grigio

By Poesia No Comments

Sfilacciandosi le ali

di un angelo grigio

sopra un tramonto inusuale

venne il momento inaspettato

di inchiodarci per i polsi

al nostro amore.

Gememmo talvolta di piacere

e per chissà quanti altri giorni

di dolore,

bagnando poi la pioggia

ogni ricordo ed ogni errore.

 

La qualità dell’aria

By Poesia One Comment

Non comprare al mio paese

una casa per investire quattrini.

Sei e sarai un profanatore d’aria,

solo noi possediamo i nostri respiri

e l’aria ce li conserva. Lei ci aspetta,

dal fondovalle, alle cime, al cimitero

e quando torniamo ce li rende in dono.

Tu moriresti asfissiato. Io l’annuso in sogno.

C’è l’aria di fricc e di tomino fresca,

l’aria di latte appena munto che scende

in un gorgo bianco azzurro dal bidone

al catino in latteria e poi, sul cuore,

il sorso mio di crema, dosatore e pentolino,

tramontando il sole sull’odore di stalla

di un bambino, che tornerà in cascina

con i soldini in tasca, le gambe in corsa

e sui capelli qualche vecchio bacio

della mamma, che si sente ancora.

Dio, come vorrei quel sole basso della piazza

e dire: “Ancora, ancora, ancora!”

Sarà veleno per te il fieno delle corse

dietro ai declivi delle vecchie scuole,

smorzando degli zoccoli il rumore

di una pazza metamorfosi d’equino

e genziane e ranuncoli a seccare,

gocciolando la fontana bruna

un mormorio muschioso per educazione,

perché la troppa gioia fa rumore.

Ma non ti accoglierà, quell’aria lì,

non ti appartiene, non puoi farci niente,

perché non è gratis e non si può comprare.

 

Ferrata

By Poesia No Comments

Far l’amore in parete

fu speciale,

dei nostri corpi nudo

l’essenziale

condividendo l’estasi

e l’orrore,

con ali d’aquila a sfiorare

il grido eterizzante

del piacere.

Ascendemmo alla cima

quasi in volo,

discendemmo

librandoci nel cielo

legati all’arpeggio

di un vento musicale

e amaro non ci fu

toccare il suolo.

 

Dopo San Valentino

By Poesia 2 Comments

Mi chiedono ancora

di scrivere d’amore…

Io mi guardo le mani,

così macchiate dell’inchiostro

della condivisione, che paiono sporche

e rattrappite se ne stanno,

senza più donare.

E poi c’è questa polvere di mummia,

che mi affanna il morto cuore.

Se lo scuoto, il cuore, fa un bel suono,

come di pioggia, come uno scroscio.

Ma il sangue vi scorre silenzioso,

non partecipando, ahimè,

dell’umore caldo di altro cuore.

Accarezzo distratta i tuoi casti capelli

di bambola vecchia, che so bianchi,

ti massaggio i palindromi dolori,

che rincorro con le mani

e ti addormento e tu rimani…

 

Martedì Grasso

By Poesia No Comments

È poco che è finito l’anno,

fugge febbraio,

finisce il Carnevale.

Che ridere mi fa

che dentro il mio cuore

(per farne che?)

vorrei che durasse

fino a fine mese.

Mi vorrei divertire,

riscattare i miei anni,

riscattare me stessa,

il mio essere buona,

come quando, bambina,

mi pentivo, anche tanto,

dei peccati non fatti

e prendevo le ceneri,

rassegnata al mio ruolo.

Una vita non vita

oramai mi incatena.

Benché io mi senta

sia viva, sia donna,

mostro il volto depresso

di un’immagine sacra,

con il cuore trafitto

da mille dolori

ed il noli me tangere

scritto in mezzo alla fronte.

Sì, mi vesto in gran fretta

da damina o da fata

e, ascoltando musica antica,

(soprattutto i Pink Floyd,)

io mi ballo sul cuore

e rivedo voi tutti,

miei amanti mancati

e ci sei anche tu,

caro il mio professore!

 

La cucina di zia Paolina

By Poesia No Comments

Ardeva calmo il fuoco nel camino,

nemmeno un alito di vento

a contrastarne l’ascensione

nell’ovatta azzurrata della sera.

La campana rintoccava

per spezzarmi il cuore,

perduta com’ero nel pensiero

di tutti quei giorni divorati

dal passare del tempo,

quando, in quella cucina,

lavavo il mio bambino

e quando, ancora prima,

nella stanza con la porta scura

ed il suo legno occhiuto

che chissà cosa vedeva,

mi confondevo con l’uomo mio

nei fioriti prati dell’amore

e tutto, intorno, spariva

e quando, prima ancora,

piccola bambina,

parlavo con chi il mio cuore

cerca ancora

e par non rassegnarsi

al cimitero. L’unico luogo dove

la troverei ancora.