Nel sacco dei sogni

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danzatricedizuccheroconpoesia

 

O giornalista o ballerina…

ma che capivo

io di me? Non so.

Ero soltanto

una bambina.

 

Questi versi per parlare un po’ di me. La danzatrice è una mia operina di arte effimera, creata con un pizzico di zucchero e l’aiuto del mio dito indice sul tavolo di cucina, bevendo il primo caffè del mattino.

Almeno tu

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Paolopiccolo

Dagli una buonanotte stasera

che sia come la coperta

rimboccata dalla mamma.

Fallo tornare bambino,

oggi che ha avuto paura

del buio dei cuori,

paura del mondo,

si è chiuso nel bagno

e ha pianto.

 

Al compagno di viaggio

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marepazzo

 

Come tu vuoi…

Andremo oltre ogni mare

a nutrire di lacrime

oceani sconosciuti.

Insieme e divisi

diversi e compagni.

Tu. Con la tua voglia

di andare. Rinata

dai lombi senili.

Finalmente ascoltata

mummia sbendata,

eppure neonata.

Ne accontenti i vagiti

che non sono innocenti.

Nelle bische fumose

delle voglie tardive

noi, corrotti avventori,

ci compriamo la vita.

Giovinezza, ricchezza

fanno bella anche me.

Come veli sapienti

le drappeggio sul corpo

a celare i suoi tempi,

per strapparti un sorriso.

Io. Così diversa da sempre.

Nata per vedere

fin dal primo pianto.

Ma curiosa, felice

di nutrire il rimpianto

fino a farlo scoppiare

in brandelli di gioia.

Ah, compagno rinato,

per questi mari andiamo!

Fino all’orizzonte estremo

sperimentiamo…

Perduta immensità che non ritorna (conversazione sulla spiaggia)

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Riccardospiaggiadue

Quanto di questo ci appartenga

non ci è dato sapere, amore mio…

All’improvviso nel vento mi rispondi:

Tutto quello che con gli occhi portiam via,

finché dura questa vita e così sia…

Supplica baudelairiana

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internochiesacomofantasmatica

 

Ah! Insensata Brigitta

che hai fatto lo sgambetto alla tua vita

e sei finita giù, giù, giù.

Potesse risvegliarti il lieve tocco

delle dita di tua madre

che t’accarezzano il viso di cera,

falene disperate!

La senti come piange?

Ti ha amato. Le manchi.

Ah! La morte, bestia impudica

che leccava il tuo sangue,

china sull’asfalto bagnato.

Godeva. E rideva, rideva. Che iena!

Sapessi quanta folla hai radunato

nella piazza dell’ultimo teatro.

Bella gente! Sfaccendati, curiosi, morbosi.

Un successo. Qualcuno ha vomitato.

Ma adesso, sorgi dal lettino di marmo!

Troppo stretto per te, troppo freddo.

Sarà lunga la notte all’obitorio,

in mezzo a quei due vecchi stecchiti

con gli abiti neri ammuffiti.

Senza Bobo, l’orsacchiotto lilla

con le orecchie rosa consumate.

E tu sei bella nel vestito lungo bianco,

ricoperta di fiori. Sembri la Primavera.

Dai! Stringi la mano di tuo padre

che ti aiuta ad alzarti.

Lo so. Quel giorno aveva fretta

e non ti ha voluto ascoltare.

Però, oggi, il tempo l’ha trovato.

Brigitta, perché l’hai fatto?

Per un misero bacio del perdono

che troppo ti è mancato?

Su, non essere cattiva.

Tra poco se ne andranno.

Torna a casa con loro.

Li senti come piangono?

Sono pronta a giurarlo:

li hai puniti abbastanza.

 

 

 

I tempi del Jazz

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degas tre

Ti ricordi i nostri aperitivi tristi

e la certezza che mai più

saremmo ritornati?

Era quel bar sull’angolo, la sera

che non faceva affari

e suonavano un buon jazz

e noi, chissà perché,

ci sentivamo morire.

Era gentile, il cameriere

accendeva la lampada viola

nell’ombra ci faceva sedere.

E c’era il vecchio artista,

che era stato grande

che canticchiava piano

con la sua voce nera

quasi senza farsi sentire,

ma sapevamo chi era.

E beveva il suo vino

con moderazione

e si mangiava un panino,

la cena.
Quanto è durato?

Una, due volte, forse tre, mi pare

e mai più, mai più ritornare.

Come sarà

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angelostellatofirmato

Danze mutate in volo

Tutte le città di notte

Tu che non mi vuoi amare

Calzini corti rosa

Sandali di suede nero

Mi parla un uomo bleso

Il mio dottore non mi cura

Stradina senza sbocco

Muri di pietra grigia

Mazzi di rose rosse

Com’è vicina l’alba

Tetti sporgenti acuti

Angeli di marmo in alto