Je suis malade

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scaladepressauno

Cammina

ma è come se stesse

in ginocchio.

Sale le scale

e la sua anima striscia

come l’ombra

sul muro.

Sente il vuoto dentro,

eppure gli pesa

portarselo dietro.

Il suo tempo si sbriciola

come le ossa di un vecchio

e ne prova un dolore

Nemmeno l’amore

lo consola

e la vita vola…

Radici

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mangroviatre

Non è stato possibile restare.

Estirpata, ho pianto tanto.

Raccolti nel prato del dolore

pezzi di radice in qualche modo

vivi e ancora in grado di nutrire,

da allora porto nel mio cuore

e camminando sulle mie ferite

sogno a volte di tornare…

 

Grida

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IMG_1850_Fotor

Ho visto lottare in volo

aironi e gabbiani, ieri.

Belli, alteri, grandi volatori,

crudeli, fieri. Così pronti

a ferire a morte con la morte

la serenità dei cieli.

Come va?

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IMG_1905_Fotor

C’è un vento tremendo, amore

che smentisce il sole.

Che sia caldo non importa,

frusta i ricordi, pungola il cuore.

Quante volte ho dormito

come un agnello mansueto

fra i tuoi zoccoli insonni

di stallone irrequieto?

Se si aprisse il recinto,

resa folle anch’io

dal fiato della vita

che, benché tardiva,

ancora spira,

fuggirei ventre a terra

oltre al verde dei prati,

oltre all’azzurro del cielo,

fino alle frange del tempo,

nubi bianche gelate,

appese all’orizzonte estremo.

 

 

 

 

 

 

Nel sacco dei sogni

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danzatricedizuccheroconpoesia

 

O giornalista o ballerina…

ma che capivo

io di me? Non so.

Ero soltanto

una bambina.

 

Questi versi per parlare un po’ di me. La danzatrice è una mia operina di arte effimera, creata con un pizzico di zucchero e l’aiuto del mio dito indice sul tavolo di cucina, bevendo il primo caffè del mattino.

Almeno tu

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Paolopiccolo

Dagli una buonanotte stasera

che sia come la coperta

rimboccata dalla mamma.

Fallo tornare bambino,

oggi che ha avuto paura

del buio dei cuori,

paura del mondo,

si è chiuso nel bagno

e ha pianto.

 

Al compagno di viaggio

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marepazzo

 

Come tu vuoi…

Andremo oltre ogni mare

a nutrire di lacrime

oceani sconosciuti.

Insieme e divisi

diversi e compagni.

Tu. Con la tua voglia

di andare. Rinata

dai lombi senili.

Finalmente ascoltata

mummia sbendata,

eppure neonata.

Ne accontenti i vagiti

che non sono innocenti.

Nelle bische fumose

delle voglie tardive

noi, corrotti avventori,

ci compriamo la vita.

Giovinezza, ricchezza

fanno bella anche me.

Come veli sapienti

le drappeggio sul corpo

a celare i suoi tempi,

per strapparti un sorriso.

Io. Così diversa da sempre.

Nata per vedere

fin dal primo pianto.

Ma curiosa, felice

di nutrire il rimpianto

fino a farlo scoppiare

in brandelli di gioia.

Ah, compagno rinato,

per questi mari andiamo!

Fino all’orizzonte estremo

sperimentiamo…

Perduta immensità che non ritorna (conversazione sulla spiaggia)

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Riccardospiaggiadue

Quanto di questo ci appartenga

non ci è dato sapere, amore mio…

All’improvviso nel vento mi rispondi:

Tutto quello che con gli occhi portiam via,

finché dura questa vita e così sia…