Acqua alta (descrizione di un sogno)

Acqua alta

E poi quella strada strana

tutta coperta d’acqua…

Ho le gambe sommerse

il terrore di cadere

e la pace nel cuore.

Benché aneli la meta

e forse sia attesa

su una soglia di casa

e guidata per strada

dai passi di un uomo

che cammina più avanti

assieme a un bambino,

decido di tornare.

Manca poco al tramonto

e lo splendido cielo

invade i canali colando

il suo oro, il suo rosso

e il sogno d’immenso.

Ritrovare la strada

ora  è l’unico scopo.

Alzo gli occhi al cielo,

sola, vedo l’ultimo sole

e ancora una volta io spero.

A tutti i miei lettori auguro un buon solstizio d’inverno, una serena notte , per quanto lunga sia, e un ottimo inverno! Se vi va di leggere tre righe in proposito, cliccate qui 

Birra amara

Birra amara

Bere la birra

per dimenticare…

Dimenticare la birra

per salvare i ricordi…

Non so cosa fare.

Infernale la vita

senza i tuoi sorsi

di freschissimo amore,

sete di ricordi,

di quest’ultima estate

di sabbia e risate di sole…

Ma che cosa ti ho fatto

per indurti a partire

e avvelenarmi la vita

da qui agli ultimi giorni?

Altrettanta l’urgenza

di dimenticare…

Portami svelto una birra,

che sia alta di spuma,

come la rabbia del mare,

che graffia gli scogli

in questo gelido inverno,

(a me è toccato restare.)

Portami svelto una birra,

prima che io muoia

lungo stecchito disteso

sotto questo misero tavolo

bara della mia solitudine,

portami svelto una birra,

oste della malora!

Convivio

Triglie

Cerco il senso della vita

e intanto penso al pranzo

che vorrei a mezzogiorno:

Riso pilaf e gamberoni,

o triglie al forno con patate,

o branzino lesso da porzione

e maionese fatta in casa.

Forse non c’è altra soluzione

al dramma esistenziale

se non l’ostinazione umana

nel desiderare…

 

 

Evonymus

donna fiore di cereus

Piante da siepe

e piante da bordura…

Spiamo ai margini

la vita delle rose,

nessuno ci vede,

nessuno ci annusa…

Ridiamo alle nozze,

piangiamo sulle fosse,

gli altri giorni, isolati,

ci curiamo l’oidio,

evitando il contagio

agli amici annoiati

dai nostri dolori

e quando ci tocca

moriamo da soli…

Ciao zia!

Scalintesta

Quanto fu lieta

la casa ora vuota?

Se passo la mano

sull’ intonaco scabro

sento ancora il dolore

di nocche deluse.

Nell’ eco dei  muri

sospiri di spose

qui prigioniere

di un lungo torpore,

i lamenti degli avi

negli anni senili,

le liti, gli affanni,

il disgusto dei morti

per i nuovi inquilini.