Marmorea

marmorizzazione aurorale

Marmorizzare il cuore

con impacchi di dolore…

Questa notte quasi bianca

con striature antelucane

di follia, così simili all’alba,

ma più dolorose al tatto

quando palpo l’anima mia…

Non farmelo più, di sparire,

andare, tornare, odiare,

poi dire di amare.

Che creatura vorresti,

uomo mio, al tuo fianco?

Credo un frigido biacco

da poter calpestare,

ma quel tanto che basta

per non farlo morire.

Strisciare, giammai,

quanto al resto, ci siamo:

Tu mi stai congelando,

e sarà molto bello

quando tutto ad un tratto

smetterò di patire…

Sarò statua di marmo,

che non dà, non riceve

ed è pronta a partire.

Aperitivo

trombettista

Lui è tornato,

il trombettista stonato

di besame mucho,

e ha ampliato il repertorio,

dopo un mese e passa

in cui era sparito.

Suona all’angolo di casa mia,

stasera a quest’ora,

che, col fuso orario

di questa mia città

indolente da sempre,

è l’ora dell’aperitivo

e non ci sono santi.

Chi allatta, allatta al bar

e c’è un asilo nido

sotto il tendone rosso

al freddo di novembre

ed è pure strappato.

Come il musicista

sgangherato

rattoppa brani alla rinfusa,

pescando fra i buchi

della memoria ubriaca,

così fa l’anima guasta

e cerca nel passato

qualcosa di diverso

dal dolore

e non lo trova.

E suona quasi a morto

la campana della chiesa,

ma non potrebbe

adeguarsi, dico io,

a questa nostra volontà

disperata di sperare,

adeguarsi al nostro ritmo

e festeggiare?