Diciamocela tutta

senza far rumore:

Ho una tal pura

che mi scoppia il cuore.

Non ho più voglia

di darmi la baia

fingendomi a un tempo

una brava massaia

che impasta la pizza

e tira la pasta

e poeta ottimista

che canta l’amore.

Sono invece

una bambola vecchia

di celluloide

tutta ammaccata.

Ho la testa pesante

e lo sguardo fissato

per sempre su un punto

da un’ incapace

manata di stucco,

il mio meccanismo

per muovere gli occhi

essendosi rotto…

E la speranza,

falena d’amianto,

svolazza lontano

dal campo visivo

di un rudere umano.

 

 

5 Comments

  • elettasenso ha detto:

    Proprio perché sei così brava con la scrittura guarda che ti è scappato un apostrofo davanti a nome maschile ( non pubblicare questo mex) buona serata e scusami se mi son permessa ma è come il filo di insalata tra i denti 😜

    • Silvia ha detto:

      Grazie, ben lontana dall’avermene a male, ti ringrazio per la segnalazione. Per quanto mi impegni a leggere più volte i miei testi, proprio perché sono miei e li conosco troppo bene, a volte non scovo i refusi che vi si nascondono, come subdoli vermetti, ma li sfioro, senza vederli! Buona serata!

      • Silvia ha detto:

        Non sono riuscita a trovare il refuso: io ho visto un solo apostrofo davanti a “incapace”, parola qui usata come aggettivo, da concordarsi col sostantivo, di genere femminile “manata”. Poi non ho visto altro… ciao cara!

  • fulvialuna1 ha detto:

    “…falena d’amianto,” E qui c’è tutto il peso dell’anima.
    Molto significativa.
    Buona serata Silvia.

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