Cicoria da strada

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Cichorium intybus, sdraiata nel mio azzurro,

infitta nella terra, sopravvivo. Sono forte.

Sopravvivo agli anni. Sopravvivo ai danni,

alla povertà d’amore che di sete mi fa

spasimare. Ma a che vale? Sono talmente bella,

che la mia povertà ben si cela nella veste

da due lire del mercato. Perché so di cielo,

talmente, che la gente pensa che non mi manchi

proprio niente. E mi lascia troppo sola con tre sogni

così stravecchi che oramai non me ne importa,

se non li posso realizzare. Così, nella sabbiosa estate

in riva al mare, impolverata me ne resto ad aspettare

che malgrado me , che non vorrei, finisca l’estate,

questa, come quella che se n’è già andata,

che, malgrado me, finisca la vita. Tutti sanno

che sono molto, molto amara. Ciò che mi rende amara

è la mia stessa risata. Perché mi è duro sopportare

di essere invidiata. Che cosa c’è di tanto appetitoso,

infatti,  nella dura scorza di una cicoria da strada?

Effetto craquelè

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Una mano di grigio,

una vernice invecchiata,

un craquelè sull’estate,

ecco quel che resta

di una bella giornata.

Anche il cuore, nel petto,

porta segni di tigna,

lentamente corroso

più che dal dolore

da un’indicibile noia.

Se la gente mi ascoltasse, una volta che una volta, non dovrei e invece…

By | Prosa | No Comments

Parliamone, allora, di questo mio viaggio

di rutilanza ad occhi chiusi e luce surreale,

perché, da adesso in poi, non mi vorrei svegliare…

Godermi per un poco la follia che tutto scusa,

la pelle nuda esposta al vento di una scia stellare,

frusciando di atomi eccitati e pioggia nucleare,

tanto, se do retta agli altri che non fanno che parlare,

senza peraltro mai una volta degnarsi di ascoltare,

mi ridurrò  in amorfa poltiglia cerebrale,

pronta da impanare, per la frittura all’italiana,

ma non più buona per poter pensare.

Quindi ho deciso che  partirò con Aladino,

su un sericeo  e ben drogato tappetino

e mi darò al lusso anch’io di delirare,

conservando tuttavia il mio senno sulla luna

in attesa che qualcuno se lo venga a conquistare.

Canto notturno della cugina Mida affacciata alla finestra dalla cornice bianca

By | Poesia | 2 Comments

Mi pare di vederti, lì affacciata,
alla finestra aperta sulla vita.
Vive la tua pelle di carezze
e il vento questa sera passerà,
alitando un soffio caldo
sulla tua bianca pelle,
il passato nel futuro muterà.
“Ancora amore, Mida, ancora
ti doneranno presto queste stelle!”
cantano i grilli dai trifogli in fiore
di buona sorte profeti e dispensieri.
Nella cornice bianca sulla notte nera
chi passa non ti vede, ma ti sente,
come un enorme battito di cuore
e forse chi ha fortuna percepisce
dei tuoi capelli biondi il timido bagliore.
Ma ti ricordi, cara Mida, questa sera,
com’era bello il nostro antico mare,
dove la notte su pattini d’argento
incideva fantastici sentieri
e scintillava di stelle l’orizzonte
e lontane danzava le lampare?
Canta per me quella canzone vecchia,
che parla della luna e di perduti amori,
e fai la voce scura e passionale,
così ch’io ascolti e finalmente pianga
su quello che non può più ritornare.

Marshmallows

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Ed ecco appare

questo strano

bianco fantasma

di marshmallows

rigonfiati, o forse

è solo acqua saponata.

Grosso di illusioni

con grottesca ilarità

m’irride e strizza

l’occhio vuoto

al mio improvvido

destino. Io lavo i piatti

molto emozionata.

Inutilmente

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Scandita da te,

dai tuoi umori,

dalle tue dita d’acqua

che bagnan le mie dita,

dall’ inutilità del dire

sempre evitando il fare,

così scandita,

scorre la rena amorfa

che un tempo fu la vita.

Vacanze

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Nessuna idea

sul tempo che mancava

alla fine dell’estate.

Godevo di quei giorni

verdi e d’oro

e del sonno nel silenzio

della notte montana.

Ero bambina,

erano le vacanze.

Ah, cosa darei

per quella sospensione

così simile all’eterno

adesso che son grande!

Sabato sera con Tamara

By | Poesia | No Comments

Aspettando

che squilli la vita,

forse una tua telefonata,

o forse le cugine,

me ne sto a spiare

il passeggio dalla finestra,

parcheggiata sul divano,

come l’auto nuova

nel garage lontano,

a preservare di me

quel poco che resta,

impolverata.

Zampettio di zampe

di gallina  sulla faccia,

fingo sia l’arguzia

a darmi l’espressione

interessante,

mentre il tempo passa,

dalla mattina alla sera,

con la gloria mesta

del tramonto e il canto

sciocco dei gabbiani

sopra la testa.

Anima Mundi

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Tutta quest’anima malata,

gonfia di rabbia 

e verde invidia

abita il tempo

del qui e ora

del povero mondo

che noi siamo. 

Non so come sia accaduto

né quando, 

ma la contaminazione 

è grande.

E naufraga ogni giorno,

arpionando la sabbia 

con unghie disperate, 

la redenzione, 

vinta dai naufragi

e dall’indifferenza

alla morte dell’innocente.