La casa di Sordevolo

veduta di Sordevolo dal prato di santa Marta

Grazie zia Paolina

per esserti fermata

lungo la salita

che porta su al Bornello.

Lo so, non era vero,

non c’eri tu e io non c’ero,

ma, ai bordi del mio sogno,

vedevo la chiesetta

e tu sembravi viva

e mi sedevi accanto

su quei gradini grigi

che vanno a Santa Marta.

Io sono molto stanca,

ma sono dentro ai giorni,

non è come per te,

che transiti nei tempi

che formano l’eterno

e che, quando ne hai voglia,

ritorni alla tua casa

che ora mi è preclusa,

che fu nei miei bei tempi

la vera amata casa

che sola mi riposa.

Esequie del mirabolano

esequie del mirabolano

L’altra notte il libeccio

ti ha preso, susino,

schiantandoti al suolo,

crudelissimo vento…

Il volo dei fiori

mi par di vederlo,

protendersi ancora

nel cielo azzurrino,

quasi cantasse

in un candido trillo

l’attesa dei frutti

e la gioia feconda.

Giacendo riverso

mi mostri i tuoi figli,

che mai cresceranno,

non più grandi di olive,

ma gravi nel peso

per tutti i tuoi anni

e le crepe e gli scavi

nel tronco rugoso.

Speranze senili,

mai più splenderanno

di oro e di sole

le tue mirabelle

e io piango, per te,

mio bel mirabolano,

e piango per me,

per tutti questi anni,

per il sapore d’estate,

così dolce e un po’ asprigno,

che non so se ritorna

e intanto lo spero.