Piega l’autunno
i miei rami avvizziti
così che in orazione
io sembri rapita.
Rugose preghiere
e linfe prigioniere,
le foglie ai piedi sparse,
morenti le speranze
e dentro, molto dentro,
la vita che canta…
Piega l’autunno
i miei rami avvizziti
così che in orazione
io sembri rapita.
Rugose preghiere
e linfe prigioniere,
le foglie ai piedi sparse,
morenti le speranze
e dentro, molto dentro,
la vita che canta…
Perdutamente in questo mare
di concentrata amarezza
estiva…Sbavano gli intestini
di ricordi da esplorare ancora
viscerali. Sacrificavo tutto per averti,
fino a soffocare il cuore. Saltellavo
sul mio abisso di felicità mentita
e un po’ vivevo. Col mio bikini snello
ben sazia respirando
di ogni anno solamente poche ore.
Ma qual era, io ti chiedo,
magra fata un tempo quasi nuda,
la pesantezza del sale sulle ali?
Kore, mia Kore,
quanto duri l’inganno?
Stai bruciando la terra
per mimare l’estate,
ma non verde, non fiori
più produce il tuo fiato
e il temibile sposo
già ti chiama a gran voce
scapigliando le foglie
tremebonde, ingiallite
fin sui rami più alti.
Ti conviene temerlo
e inchinarti al tuo fato!
Sciogli dunque le braccia
che mi getti sul collo,
non sarò compiacente
perché l’ira di Ade
non conosce legami
e potrebbe punirti
e punire tua madre:
Tu regina per sempre
del suo fosco reame
e io qui senza tempo
a cercarti nel pianto
nel tremendo castigo
di un inverno in eterno
senza fiori né frutti
né di messi imbiondire.
Amici tutti che passate di qui,
grazie per leggermi e sostenermi.
Qualcuno avrà notato che sono sempre meno presente…
In effetti, sono molto stanca, così ho deciso di assentarmi ancora per qualche giorno, per
riposarmi profondamente, prendendo le distanze dai pur amatissimi presidi informatici.
A presto.
Un abbraccio che vi comprenda tutti!
Silvia Cavalieri
Come una tartaruga
ritiro la testa
e non vorrei mai più uscire.
Affogare nel mare
come un sasso verdino
che va sempre più giù.
Così non vedrete
variegati i miei occhi
da quel troppo dolore
che trasporto con me,
le mie rughe giganti
e la turpe condanna
di un’assurda lentezza
nel mio essere in vita
priva d’ogni perché.
Guardiani del rosso
scortavano il giorno
sul far della sera.
Tuffandosi il cuore
nel giallo rovente
cruento bruciava
l’ultimo amore.
La vita per me oggi,
trascinando il disgusto della notte attoscante,
che ha posseduto i miei visceri stanchi
con ogni tormento di spasmi ululanti,
la vita, dicevo, è in brandelli di giallo,
un colore che odio, un tormento di sole
sulle ciglia anelanti un oblio di frescura
e la notte più lunga che sia dato sognare.
Splendendo in blu
l’acqua della piscina
mi figuravo il finale
di una simile notte:
Io nel fluido infinito
con le stelle a nuotare…
Non ci siamo messi d’accordo:
(E chi poteva saperlo?)
Verrò questa notte a cercarti,
una notte che sai certamente
per aver frequentato i poeti.
Rincorrendo le stelle cadenti,
cavalcando gli sciami splendenti,
potrò certamente trovarti,
o mio astro di baci negati,
che, tremando di battiti astrali,
da quel giorno non fai che chiamarmi…
Formeranno pensieri
i ricci di mare
nel crogiolo nervoso
di un liquòr cellulare?
E le loro zampette,
carezzevoli al tatto,
cercheranno l’azzurro
o l’amore nel mare?
Così acuti alle forme,
così inermi a sognare…
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